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Giacobbe e l’Angelo, il modo giusto di combattere Dio


Alexander Louis Leloir_Giacobbe lotta con l'Angelo_1865

Quando si pensa ad un Angelo si pensa all’Angelo Custode, si pensa al “messaggero di Dio” che ci guida e ci protegge, un volto bello e dolce che ci tende la mano e che ci rassicura. Ma esistono anche altri Angeli, guerrieri quasi minacciosi, come quello che incontra Giacobbe in una notte di fuga.

Il capostipite del popolo di Israele, infatti, non vive Dio come un padre buono, ma come un giudice intransigente, che dona la sua benedizione a chi combatte per averla, non a chi la implora.

Il quadro di Alexander Louis Leloir racconta la lotta tra l’uomo e Dio, vista come uno scontro che si svolge per una notte intera, una notte rappresentata da una luce crepuscolare dominata dal bianco e dal rosso, dove l’Angelo è di spalle e nasconde il volto, mentre Giacobbe lo guarda negli occhi senza paura e lo tiene stretto in una posa movimentata che evidenzia la forza dei corpi perfetti e scultorei.

Giacobbe vince in questo incontro, perché l’Angelo, per liberarsi di lui, deve ferirlo ad una gamba, e viene premiato appunto dalla benedizione di Dio che gli dà la sicurezza del proprio coraggio davanti a lui e davanti agli uomini. Così l’episodio biblico ci parla di un modo di vivere la fede in cui l’uomo non teme Dio tanto da avere il coraggio di sfidarlo ma non per essere come lui, bensì per dimostrare il proprio valore. Una lotta quindi che diventa giusta, dove si combatte per resistere e non per sopraffare l’avversario.

Nel buio della notte Giacobbe incontra l’ignoto e non si tira indietro, aspetta la luce del sole sapendo che, prima o poi, arriverà, e nel frattempo combatte con i suoi mezzi guardando in faccia la propria paura.

Ognuno può incontrare il suo Angelo nella notte, ed ognuno può scegliere come affrontarlo, anche se il modo giusto è il non tirarsi indietro, guardarlo in faccia e decidere di dominarlo, usando la forza non come violenza, ma come resistenza e la determinazione come spinta a fare il meglio, non come prevaricazione. Il premio sarà il riconoscimento del proprio valore e della parte divina che c’è in ognuno di noi.

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