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Sento i pollici che prudono (1968)


Il titolo è bellissimo, cita Macbeth “Sento i pollici che prudono: certo arriva qualche infame” e solo per questo vale la pena leggerlo. Ma anche perché è la terza avventura della coppia di ferro Tommy e Tuppence che ritornano in una nuova indagine con lo stesso smalto che avevano dimostrato durante la guerra.

Sempre il lotta con il tempo che li vede vicini alla pensione o peggio, alla casa di riposo, si trovano invischiati in uno strano mistero che nasce dalla sparizione di una vecchietta incontrata proprio nell’ospizio che ospitava una zia di Tommy e prosegue nella campagna inglese alla ricerca di una casa misteriosa, teatro forse di infanticidi o comunque crimini misteriosi.

La coppia compie indagini su binari separati e si ritrova giusto in tempo per sbrogliare la matassa, tra colpi di scena e momenti pericolosi, il tutto tenuto insieme da un ritmo discreto e dalla loro fresca simpatia di eterni investigatori di mezza età.

Come ho detto all’inizio, è una storia che si fa leggere perché promette molto movimento, e a modo suo mantiene la promessa.

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