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Poirot sul Nilo (1936)


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Come già Assassinio sull’Orient Express questo romanzo è famosissimo per un adattamento cinematografico in cui Peter Ustinov interpreta l’investigatore belga, che naturalmente ho visto e rivisto ad ogni occasione. Per questo conoscevo già il finale e la lettura mi è costata un po’ di fatica mancando quel gusto frizzantino dell’indagine personale.

A questo si aggiungono delle piccole falle nella trama, come il poco spessore dell’assistente alle indagini, in questo caso il colonnello Race, misterioso avventuriero al soldo dei servizi segreti conosciuto da noi e da Poirot in “Carte in tavola”, che non mantiene le aspettative e risulta poco incisivo nella trama.

Eppure il romanzo possiede sempre il suo incanto grazie al motivo all’idea che lo genera: tutto ruota intorno all’amore e alle sciocchezze che ci fa fare.

Ma veniamo all’intreccio, in ambientazione esotica e affascinante, una crociera sul Nilo, fiume mitico che evoca immagini di faraoni e regine, una giovane ereditiera muore durante il suo viaggio di nozze e tocca a Poirot sbrogliare la matassa prima che finisca la vacanza.

La storia ha un antefatto molto lungo, si concentra sui diversi personaggi raccontandoli al di fuori del momento in cui si incontreranno ed il lettore è portato sul fiume e tra gli scavi come fosse anche lui un passeggero di quella imbarcazione.

Di questa vacanza condita da una tragedia posso dire che il vero fulcro, come in ogni capolavoro giallo che si rispetti, rimane il finale. Quando vengono svelati movente e modalità dell’omicidio Agatha ricostruisce, con brillantissima leggerezza, la storia, togliendo il velo dei preconcetti con cui aveva confuso il lettore e rimettendo tutti i tasselli al loro posto.

Se avete visto il film il libro va letto perché vale la pena riviverlo nelle descrizioni della Christie, se non avete visto il film va letto perché ha una trama indimenticabile.

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