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Poirot a Styles Court (1920)


poirot a styles court

Il primo romanzo di Agatha, quello che ci presenta la sua idea di giallo e il suo personaggio più famoso: Hercule Poirot, per alcuni versi lo possiamo definire il romanzo da cui tutto è iniziato.

Poirot a Style Court” è costruito su una storia semplice, nella campagna inglese, con una eredità contesa come protagonista, nel clima  post-bellico dove l’Inghilterra non ha ancora fiducia nel futuro, a metà tra il vecchio e il nuovo che avanza.

Il capitano Arthur Hastings non ha confidenza con Poirot, anzi lo stima ben poco, e si pone come un ridicolo antagonista del piccolo investigatore belga che ha la testa sempre piegata da un lato e “gli occhi di smeraldo quando si eccita”.

Se voglio iniziare il mio viaggio partendo dal principio non posso che non iniziare da qui, e ringraziare di non averlo fatto più di vent’anni fa, quando adolescente prendevo con un fremito il mio primo vero romanzo giallo: “Fermate il boia”. Un titolo che faceva pregustare sangue, raccapriccio e terrore. Se avessi iniziato da “Style Court” forse mi sarei fermata là, proprio perché il titolo rispecchia questa trama pacata in cui non si sa ancora bene cosa si vuole fare, quanto sangue sia lecito far vedere, quanto torbido può essere l’animo umano e complicato l’intrigo da sottoporre al lettore.

Per questo si “legge facile” e per questo contiene gli stereotipi tipici dei gialli di quegli anni: la camera chiusa, la storia che si sviluppa nel cerchio ristretto della famiglia, il detective che si basa sul ragionamento prima che sulla prova ed il cui genio ci viene restituito da una sorta di “utile cretino”, ovvero l’assistente, novello Watson, che non solo riporta le cronache per il lettore, ma capisce sempre la metà di quello che vede e per questo permette al detective di spiegare l’intreccio.

Ma andava letto, anche perché restituisce l’immagine di una giovane donna che prova a raccontare una storia, una storia che potremo incontrare in tantissime altre trame sotto forme più mature e corpose, e che comunque rappresenta il piccolo sasso lanciato a seguire la nostra lunghissima pista.

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