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La luce che resiste ne “Il faro di Eddystone nella tempesta” di William Daniell


In fondo cos’è un faro? Un punto di riferimento nella notte, quella luce dove luce non c’è che ci dà la speranza di trovare la strada.

In una notte tempestosa le onde sono alte, ma non riescono ad oscurare la lampada del faro, che continua a fare il suo dovere, ad indicare il cammino, a dare una speranza.

In questo quadro William Daniell mette insieme la potenza della natura, un mare gonfio e infuriato che mangia il cielo e quasi vuole mangiare il faro, e la resistenza di quest’ultimo, avviluppato dalle onde ma nello stesso tempo ancora solido, fermo nel suo proposito di illuminare quel buio che lo vorrebbe inghiottire senza riuscirci.

I notturni sono tra i miei quadri preferiti perché sono i paesaggi più intimi e solitari, e forse per questo i più suggestivi, in cui il pittore ingaggia un duello silenzioso con la luce e l’ombra, cercando di dominare entrambe. E qui l’immagine di una tempesta, realizzata con l’intento battagliero di governare il colore e la sua assenza, si trasforma realmente nel quadro di una lotta.

La furia dell’acqua contro il faro diventa la rappresentazione di quello scontro infinito tra le forze che oscurano il nostro cuore e quelle che invece ci aiutano a non farci sopraffare perché, anche quando si è tentati di pensare che sarà impossibile trovarla, la luce c’è sempre e verrà fuori, permettendoci di attraversare una via che non vediamo, di superare ostacoli che non conosciamo, per arrivare oltre, forse verso un altro faro, forse verso il mattino.

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