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Il segugio della morte (1933)


il segugio della morte

Agatha si confronta con il paranormale, scrive 11 racconti che parlano di medium, premonizioni, mondi paralleli o futuri, ed un racconto che non c’entra niente: “Testimone d’accusa”, che parla invece di un processo per omicidio. Naturalmente questo sarà il suo racconto più famoso, mentre gli altri, a ragione, non se li ricorda nessuno, neanche io che ho appena finito di leggerli. Ma non perché siano scritti male, bensì perché si vede chiaramente che lei non crede a quello che scrive. L’approccio è costantemente scientifico, dimostrativo oserei dire, così che la suspense non trova mai molto spazio nella narrazione.

Leggendo questi racconti non possiamo non pensare ad un altro grande scrittore, Arthur Conan Doyle, appassionato dell’occulto tanto da produrre sia testi narrativi che veri e propri saggi che ruotano sempre intorno alla ricerca sul grande mistero della morte e, se vogliamo, della vita, ma attraverso la dimensione del magico e dell’impossibile. Il padre di Sherlock Holmes è l’emblema di questo modo di vedere l’inspiegabile tipicamente inglese, come testimoniano associazioni che studiano lo spiritismo considerandolo una scienza o una dottrina filosofica ed il cui metodo forse condiziona la visione di Agatha.

Così le sue storie risentono di questa osservazione analitica, come volesse raccontare qualcosa di verosimile a tutti i costi sapendo che comunque non è possibile farlo. E per questo perdono mordente. Da leggere se si è comunque curiosi e appassionati del genere, ma senza grandi aspettative.

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