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Il Natale di Poirot (1939)


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Un’indagine classica, come può essere un delitto a Natale. Un vecchio ricchissimo e cattivissimo, che gode nel vedere i figli soffrire, viene ucciso barbaramente la vigilia di Natale, con tutti i figli e qualche altro ospite riuniti sotto lo stesso tetto. Poirot, da buono scapolo che a Natale non ha niente da fare, si trova nei paraggi e indaga aiutando la polizia locale.

L’ambientazione ricorda il primo romanzo di Poirot, anche se la mancanza di una spalla vera e propria, ossia di Hastings un po’ si sente. E forse per questo la storia si legge ma non ha momenti particolarmente godibili se non alla fine, quando il nostro investigatore ci regala una ricostruzione del delitto fatta con maestria e ritmo.

Una nota interessante è però la focalizzazione sulla vittima, la cui morte come ne “La domatrice”, diventa la salvezza degli altri personaggi, l’omicidio che deve essere perseguito e punito ha una sorta di valore catartico e liberatorio, diventa quasi il “colpo di fortuna” e alla fine ti viene quasi il dubbio che non sia tanto giusto condannare l’assassino. Però poi ti ricordi che nessuno si può sostituire a Dio e decidere chi vive e chi muore, e ritorni una persona per bene.

Da leggere poco prima di Natale se si ha una famiglia numerosa con cui si festeggerà.

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