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Delitto in Cielo (1935)


Delitto in Cielo

I delitti in viaggio hanno un certo fascino per Agatha, che dopo il treno decide di proporre al suo pubblico un omicidio sul nuovo e più veloce mezzo di trasporto del suo tempo: l’aereo. Un aereo diverso da quello che conosciamo noi, disponibile per poche persone, in cui si può fumare durante il volo, e che porta da Parigi a Londra principalmente gli inglesi che tornano dalla Costa Azzurra. La vittima in questo romanzo non parla mai, la conosciamo già morta, la ricchissima usuraia Madame Giselle, che viene assassinata da un dardo avvelenato proprio durante la traversata. Un omicidio bizzarro in un luogo bizzarro.

Presenti a questo delitto silenzioso in cui tutti sono possibili colpevoli undici personaggi, tra cui il nostro Hercule Poirot, che si trova anche sospettato nella prima parte della storia non solo perché presente al fatto, ma soprattutto perché straniero ed eccentrico.

Poirot è affiancato da una coppia di giovani aiutanti, anche loro passeggeri dell’aereo e vittime della cattiva fama che porta l’essere presenti ad un delitto, il dentista Norman Gale e la parrucchiera Jane Grey. In un mistero complicato dalla varietà dei personaggi, che vanno dalla gran dama corrotta allo scrittore di gialli agli archeologi, il nostro investigatore si muove alla ricerca prima di tutto del movente, non tanto scontato come potrebbe sembrare.

Il libro è interessante perché costruito partendo dall’idea del “delitto della stanza chiusa”, in questo caso l’aereo che rinchiude come in una bolla il numero dei sospettati e rende l’impossibile possibile, ovvero uccidere davanti ad undici persone e non venire visti.

In generale una bella storia, che si basa sul ribaltamento delle prospettive ma anche delle aspettative, in cui la Christie presenta un percorso narrativo apparentemente lineare che invece sfugge all’improvviso alla prevedibilità per ritrovarsi in conclusioni che non ci aspetteremmo.

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