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Rodin, il Marmo, la Vita


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Rodin è facile perché è bello ed è bello perché è facile. Un gioco di parole per dire che quando si guarda una scultura di Rodin non si ha bisogno della guida, si capisce subito di cosa si parla, cosa voleva dire lo scultore l’emozione che ci voleva trasmettere.

Le Terme di Diocleziano ospitano, con i soliti orari da ministero perché è comunque una struttura ministeriale, quindi chiusura delle biglietterie alle 18.30, chiusura del bookshop 19.00, una mostra bellissima su Auguste Rodin che sarà visibile fino al 25 maggio.

La mostra viene da Milano, porta a Roma 60 opere del Museo Rodin di Parigi e ci regala un allestimento intelligente e un catalogo bellissimo.

Il catalogo è bellissimo perché mette insieme le esigenze divulgative con quelle scientifiche, riesce a calibrare i contenuti  ed inserirli in una grafica elegante e ricca e con un apparato fotografico notevole. L’allestimento è molto soddisfacente perché, con una spesa minima, crea un impianto non solo di effetto, ma anche di ottima fruibilità.

Nelle Grandi Aule delle Terme di Diocleziano, che non sembrano più tanto grandi quando le occupi con una serie di  impalcature movimentate da teli leggeri e vi posizioni sopra decine di statue in marmo bianco, incontriamo l’essenza di Rodin, l’artista francese che ha rivoluzionato la concezione plastica di fine Ottocento.

Guardando a Michelangelo e al suo “non finito”, alla cultura classica ed al rinascimento insieme, lo scultore sviluppa una sua concezione dell’immagine artistica che mira a raccontare la vita segreta della pietra, a portare fuori le immagini che vi si nascondono, in una sorta di esaltazione del ruolo dell’artista e della vitalità del marmo.

In questo viaggio incontriamo le opere giovanili e quella del grande successo come “Il Bacio”, che fonde insieme l’espressività tecnica e quella emotiva, racchiudendo nella posa dei due amanti uniti dall’abbraccio e dalle bocche tutto il messaggio delle opere che vedremo.

Rodin infatti parla di sentimenti in ogni momento, parla della paura di avvicinarsi o del desiderio di non staccarsi, parla dell’uomo e della donna come creazioni complementari e nello stesso tempo opposte, recupera nella materia il sentimento che è nella carne e lo eterna in un momento che si blocca.

Come ho anticipato, l’allestimento è coerente, vorrebbe riproporre la grezza essenzialità dello studio dell’artista, che non ha bisogno di molto per creare le sue opere. Ammetto che non mi hanno convinto molto le luci, forse troppo calde e condizionate dal colore delle pareti delle sale, ma la possibilità di spostarsi e guardare tutte le opere a tutto tondo fa dimenticare tutto il resto.

E’ una bella mostra, gestita con quel senso di risparmio che solo il nostro Ministero dei Beni Culturali ci sa regalare, infatti se arrivate anche solo tre minuti più tardi dei loro orari non solo non vi faranno entrare, ma neanche comprare il catalogo.

Ma vale la pena, ve lo assicuro, guardare Rodin è come guardare una foto di famiglia a cui tenete tanto, vi scalda il cuore e rassicura, perché ricorda che l’amore, in tutte le sue forme, ci sarà sempre, anche quando la speranza sembra persa.


Per vederla:

L’opera da non perdere:

“il busto di Pierre Puvis de Chavannes”

Per leggere ancora di Rodin: 




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