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Pieter Bruegel e il desiderio impossibile della Torre di Babele


torre di babele

Pieter Bruegel il Vecchio realizza nel 1563 “La torre di Babele” in due versioni, quella chiamata la “Grande Torre”, di cui parliamo, ed una più semplice figurativamente indicata come la “Piccola Torre”.

L’episodio rappresentato narra della storia biblica in cui il re Nembrot ed il suo popolo decidono di costruire una torre che dimostri una potenza tale da sfidare anche quella di Dio.

Dio allora confonde il popolo, che parlava una sola lingua, facendo parlare ogni uomo un linguaggio diverso e incomprensibile, creando la “confusione delle lingue”, che rese impossibile agli uomini non solo il comunicare, ma soprattutto finire la prodigiosa impresa della torre.

La torre di Babele è insieme simbolo dell’incomunicabilità tra gli uomini, che non riescono a trovare un terreno comune di un dialogo che permetta loro di lavorare insieme ed è anche la rappresentazione della superbia punita, perché gli uomini non possono pretendere di essere come Dio. O almeno non possono nella Genesi, dove Dio non è “Padre”che accoglie, ma “Giudice” che punisce.

Attraverso questa architettura complessa e monumentale che sovrasta l’umanità e le sue opere, come le città e i porti, Bruegel si trova quasi a constatare l’evidenza della miseria umana, rappresentata da omini minuscoli che si affannano attorno ad una costruzione impossibile fatta di desideri impossibili.

Gli attrezzi rappresentati dall’artista sono dettagliati ma sbagliati, inadatti al compito, e diventano la metafora del dialogo impossibile tra gli uomini che non si parlano e pensano di avere le stesse intenzioni, ma si dicono cose che non hanno senso, così fanno cose errate ed invece di costruire il proprio progetto insieme lo distruggono. L’incomunicabilità è tale che, pur vedendo che tutto crolla davanti ai propri occhi, non riescono a comunicarsi l’allarme, non riescono a porre rimedio al disastro.

Così il suono delle parole diventa l’immagine degli oggetti, ed un gesto semplice, come parlare, in realtà diventa l’ostacolo vero che ognuno non riesce a superare.

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