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Piccola riflessione sul plagio, purtroppo seria


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Sono vecchia, e sono vecchia perché anche io posso fermarmi a riflettere sulle esperienze che ho avuto, posso dare consigli agli altri, posso dire di aver visto “cose che voi umani…”

E posso affermare con sicurezza questo pezzo di verità “l’Assioma dell’idea” :

l’idea non esiste,

se esiste non è di nessuno,

se è di qualcuno, nessuno gliela paga.


Soprattutto il problema della paternità dell’idea, per me che scrivo e scrivo soprattutto di arte, è sempre stato un grosso cruccio.

Comprendere il limite tra la citazione, l’ispirazione, la condivisione e il copiare per alcuni è difficilissimo.

La critica d’arte moderna è basata infatti sul metodo della “citazione”: se lo ha detto qualcuno prima di te non solo si capisce che hai studiato, ma è anche sicuramente vero. Un approccio che, se applicato pedissequamente, per me, porta alla morte delle idee. Lo spirito critico perde valore, diventa un accessorio che non porta mai una visione nuova o alternativa alle cose mentre trovare il coraggio di rimboccarsi le maniche per aprire il proprio cervello e poi per farlo aprire agli altri diventa ogni giorno più difficile.

A queste difficoltà si affiancano quelle portate da chi ruba il lavoro degli altri, ovvero chi fa scrivere un’altra persona con la promessa di pubblicare lo studio insieme e poi invece se lo pubblica a nome suo. In questo caso parafrasando in un lavoretto senza anima, scritto un italiano anche un po’ approssimativo, sei mesi di fatica e sangue non suoi. Brutta esperienza quando capita di essere quella che ha perso i sei mesi e vede stampata la dedica alle figlie di colui che lo ha pubblicato, anzi parafrasato, invece del proprio nome.

Infine ci sono coloro che, non potendo rubarti un lavoro perché hai avuto la prontezza di pubblicarlo prima, ti informano che lo useranno per scrivere un loro libro e che il tuo sarà la fonte quasi unica di quello che chiamano il “Loro” lavoro. E pure questi sono un grosso problema.

Sono un grosso problema perché, di fatto, tu hai reso pubbliche le tue idee, e lo hai fatto proprio per divulgarle. Idee che sono frutto di indagine, riflessione e citazioni, ma non di una persona sola, bensì tante confrontate tra loro e trasformate in qualcosa di nuovo. Solo che non lo hai fatto perché qualcun altro le utilizzasse per farsi pagare al posto tuo ma per permettergli di averne di sue, di idee. E non sai come spiegargli la differenza.

Quindi ritorniamo all’assioma, che apparentemente giustifica l’immoralità di usare il lavoro degli altri con la scusa di citarlo, ma che in realtà esprime invece il vero lato cinico di questo paese: in realtà nessuno difende il lavoro creativo, nessuno difende chi studia e si applica, mentre la mediocrità si nutre di quelli che producono veramente le idee, si illude di diffonderle ma in realtà non produce niente, se non un piccolo guadagno effimero che gli si ritorcerà contro.

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