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La Giovinezza che trattiene il Tempo di Donato Barcaglia


giovinezza e tempo

Donato Barcaglia è uno scultore attivo nella seconda metà dell’Ottocento tra Milano e Roma che raccolse giovanissimo un grande successo ma che oggi non è molto conosciuto.

Talmente bravo da vendere un’opera anche al Principe Umberto, poi re d’Italia, ci restituisce un gruppo marmoreo conservato a Trieste che ci fa pensare valga la pena ricordarlo: La Giovinezza che trattiene il Tempo.

La scena è concitata e vitale, un vecchio dalla lunga barba, ma ancora in forze, cerca di liberarsi dalla stretta di una donna impegnata a trattenerlo. Lo sforzo di entrambi è evidente nelle espressioni e nelle posture che rappresentano la lotta tra le due volontà e energie contrarie. Il gesto del Tempo che indica davanti a sé in un muto “devo andare”, è eloquente tanto quanto quello della Giovinezza, la quale non vuole rassegnarsi a perderlo e gli si aggrappa alla spalla con caparbietà.

La bellezza del gruppo nasce dall’evidente sforzo tecnico per lavorare il marmo ed ottenere l’indiscutibile spontaneità delle forme e delle linee compositive, che mantengono però un equilibrio elegante non essendo caricate di una drammaticità violenta, ma solo concitata.

Le braccia che si incrociano, le gambe che si muovono simmetricamente, generano una sorta di vortice assecondato dalla curva delle ali e delle schiene, accennato dai panni mossi dall’aria, ma ancorato saldamente a terra grazie alla posizione delle gambe della donna.

Le statue qui vivono nel contrasto, nello sforzo di trattenere un movimento che è necessario per la loro stessa esistenza e così facendo rappresentano con assoluta perfezione proprio quell’istinto che ognuno possiede quando si trova a confrontarsi con il tempo che passa.

Barcaglia non scolpisce così solo la “Vanità”, che deve lottare con il suo eterno nemico, appunto il Tempo che la sgretola inesorabilmente, ma mette in scena quella battaglia quotidiana che ognuno di noi fa con le occasioni della propria vita, con gli istanti che sfuggono tra le mani e non si riescono ad acchiappare.

Spesso si vorrebbe riprendere dei momenti, fermarli, o addirittura tornare indietro, compiendo un gesto fisico come quello della donna della nostra scultura: mettere le mani addosso al Tempo, impossessarsene, fermarlo per impedirgli invece di prenderci, di limitarci, di toglierci le cose e le persone che abbiamo.

Così guardiamo questa baruffa immortalata nell’eternità del marmo e ci rendiamo conto che ogni istante è prezioso e inesorabile, per quanto ci si possa sforzare non potremo trattenerlo mai perchè, come ho già detto in un altro pezzo di qualche anno fa: Il tempo passa e se non passa, passiamo noi.

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