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L’appetito vien mangiando – la cucina casalinga


La cucina casalinga è la migliore cucina del mondo, soprattutto quando la fanno gli altri e ti invitano a cena. Ci sono varie tipologie di cucina casalinga, c’è quella della nonna, quella della mamma, quella della coppia di amici, quella dell’amica single e quella della rosticceria.

A seconda del tipo abbiamo diversi piatti tradizionali che dal menù non possono mancare. Ogni nonna che si rispetti fa la sua torta, la famosa “torta della nonna”, e il pollo ruspante, con contorno di patate grondanti olio nella quantità giusta per fare la scarpetta. La cucina della nonna ci conquista perché non ha ancora marchiato il carboidrato come ”male dell’umanità”, quindi il pane è un elemento fondamentale della tavola e delle ricette. A seconda della stagione e dell’ora del giorno, rifila al nipote che si aggira per la cucina il pane col pomodoro, il pane col sugo, il pane con lo zucchero o il pane con la mortadella.

La cucina della mamma è più varia, ci sono dei piatti forti che solo lei sa realizzare e che “come la mia mamma nessuno”. Di solito sono ricette semplici che però fatte dalle sue manine sante hanno un sapore unico, come il sugo di pomodoro, le polpette, lo spezzatino, le patatine fritte o la mozzarella in carrozza. La mamma inoltre è specialista nella cucina da asporto come già la rosticceria, ovvero prepara pietanze che devono essere portate a casa al momento dell’abbandono del nido, tra cui insalata di riso, cotolette panate e la lasagna.

La coppia di amici ha una cucina da coppia, ovvero entra in gioco il compagno che si applica ai fornelli o comunque condiziona il menù, così spesso troviamo affettati e formaggi da gustare con marmellate, pasta e fagioli, orata al forno, altre qualità di polpette e il ciambellone, variante della cucina della mamma se hanno figli e che si rimedia anche quando si è amica.

L’amica single è quella con la cucina più ricercata e creativa, pasta zucchine e gamberetti, pollo al curry, cous cous, ovvero l’amica non ti può fare la pasta al sugo, non c’è un’intimità tale, ma deve dimostrarti la sua preparazione tecnica e il suo gusto per il cibo.

La rosticceria ci ripropone il pollo arrosto, ma non è come quello della nonna, l’insalata di riso e la lasagna, variazioni di quelle della mamma ma assolutamente non paragonabili. Per questo a volte assume un taglio triste, rappresenta quel vuoto affettivo che cerchiamo di colmare con un supplì ma che nella confezione di carta stagnola e nella bustina di plastica ci rattrista a priori.

Inoltre questa assolve ad un ruolo supplementare nella gestione degli inviti a cena, quindi vi ricordo di non fidarvi quando vi propinano una lasagna, non l’hanno fatta loro, o l’ha fatta una mamma o un cuoco di rosticceria, perché la lasagna non si può mangiare  nella sua sede di origine, deve emigrare per forza dalla zona di realizzazione fino a quella del consumo, come le rondini che migrano in primavera.



P.S. per le lasagne preciso che il discorso non vale per quella della mia amica, che la fa lei, quasi tutte le volte 🙂

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