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Tecniche e procedure per il taglio dei conflitti di coppia


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Non nascondiamoci dietro un dito, l’amore non è bello se non è litigarello, e soprattutto quando si ha un “carattere forte” come lo chiamo io, o “de merda” come dice qualcun altro, il tema del conflitto fa parte del quotidiano.

Però non è vero che chi litiga ami litigare, anzi, di solito questo tipo di carattere agogna alla serenità e alla pace, che sono a loro volta basate sulla condivisione dei sentimenti, delle necessità e dei desideri, possibilmente di quello che sa urlare più forte.

Quindi spesso si cerca una soluzione, o quanto meno dei rimedi occasionali, che possano mettere fine a quei momenti di gelo in cucina, piuttosto che a letto, per non dire alle litigate in macchina con il rischio di investire un vecchio col cane o un trans che sta andando al lavoro.

Ecco perché ritengo utile segnalare di seguito alcune tecniche pubblicate dal Centro di Ricerca per l’Amore Universale studiate per porre fine ad un litigio quando invece si avrebbe solo voglia di prendere un’accetta e tagliare materialmente l’oggetto della conversazione.

Il Rasoio di Occam. Quando la discussione inizia e solo uno dei due è preparato ad affrontarla:

Mentre il partner inizia a rigirare la frittata su un argomento che voi non volevate trattare e vi assale quel misto di rabbia ed esasperazione per cui prendereste a calci qualcosa, o qualcuno, concentratevi sul tema del “buon senso”, ovvero sforzatevi di ascoltare senza preconcetti quello che vi si sta dicendo. Se ha senso quello che dice il partner, ovvero l’ha intortata così bene che non trovate falle solide a cui appigliarvi, concentratevi sul respiro e tenete la bocca chiusa finché non ci sarà un silenzio di più di 10 secondi, allora vorrà dire che ha finito di dire tutte le cavolate che si era preparato prima per cogliervi di sorpresa. A questo punto iniziate ad assentire con un ampio movimento della testa e dopo ditegli che dovete pensare a quello che ha detto. Qualora rintracciate dei punti di contatto con il discorso malefico che vi propone, ripeteteli e dite che anche voi pensavate queste cose e non riuscivate ad esprimerle. Poi chiudete la conversazione con un bel bacio riappacificatore e affermate che è bello e sano confrontarsi. Poi, la prossima volta che riprenderà il discorso, perché non avrete fanno niente di quello che lui o lei vi avranno richiesto, fate finta di avere un attacco di narcolessia, o che vi chiami qualcuno al telefono o semplicemente uscite con disinvoltura dalla stanza.

– Il Coltello del Pane. Se il litigio inizia da voi

Pure se siamo pacifici a volte succede che ci si trovi a scatenare un litigio per puro amore della verità, ovvero si dice qualcosa pur sapendo che non è gradito perché non si può fare a meno di tenerselo per sé. E’ innegabile che se il litigio inizia da voi la cosa diventa più complicata, ovvero già c’è una base di “torto” su cui vi trovate a scivolare come un capriolo sul ghiaccio e per stare in piedi farete necessariamente il doppio della fatica. Se poi siete voi a voler “chiarire qualcosa che vi sta a cuore” e l’altro risponde con una bella spallata emotiva (cfr. colpo basso) per riequilibrare chi ha il “bastone del comando” è un attimo trovarsi schiacciati a terra. In questo caso la discussione può paragonarsi ad un incontro di boxe senza le pause tra un round e l’altro, e per questo bisogna quindi concentrarsi sull’attacco. E’ importante mantenere un ritmo serrato che viri verso l’ironico, ovvero sostituire quel desiderio che ad un certo punto viene di passare al vecchio, caro, corposo insulto, con commenti sagaci che dimostrino la nostra buona fede nella conversazione: non è colpa nostra se siamo spiritosi e chi ci ascolta non lo capisce. Il segreto è inculcare nell’altro il dubbio di aver frainteso, ovvero continuare a dire implicitamente che non si voleva litigare, ma si stava scherzando, quello che l’altro ritiene offensivo, in realtà è solo un innocuo gioco di un animo ingenuo. Un esempio potrebbe essere quel nomignolo che avete dato alla sua ex, tipo “Santa M.”, che non vuol essere offensivo, come lui crede, ma che anzi voi ritenete assolutamente innocente, dato per ricordare ogni volta quanto la vostra vita sia migliore grazie a lei che ve lo ha lasciato, certo, si facesse un pacco di fatti suoi smettendo di telefonare e mandare messaggi sarebbe anche più Santa e accendereste un cero alla Madonna per la Grazia ricevuta.

– Il Machete di Danny Trejo. Il litigio silenzioso

Per quanto ci si impegni, certe volte non ce la si fa, ci sono delle cose che non si risolvono, dei conflitti che sono il frutto di altri conflitti, discussioni in cui si parla di qualcosa ma in realtà si sta discutendo di altro, e quando si usano parole o compiono gesti che non corrispondono a quello che invece ci si vorrebbe dire è difficile sia capire perché si sta litigando ma soprattutto come si potrà finire di litigare. Questo tipo di discussione è la peggiore in assoluto perché è a rate, talmente a rate che non si sa neanche quando è cominciata ma si sa che andrà a finire nel Disastro con la “D” maiuscola. E’ quella che logora le relazioni, il tarlo che rosicchia l’amore, il verme che guasta la mela. Ho fatto questi paragoni perché è una cosa piccola, impercettibile, che si nasconde dietro a quelle per le quali apparentemente si urla e si strepita, ma soprattutto in quelle litigate “silenziose” che ci fanno offendere e mettere il muso e nelle quali non si parla, ci si guarda solo in cagnesco e ci si insulta con i gesti. Quando si arriva a questo punto bisogna correre ai ripari, quando l’offesa che pensiamo di aver subito ci toglie il buon umore bisogna ricordare l’esempio di Danny Trejo, mitico attore tatuato di tanti film d’azione, prendere subito il machete e colpire di netto il problema. Non bisogna essere impressionabili, va spaccata la mela e cercato il verme e una volta acchiappato fargli fare la fine che gli tocca: schiacciato sotto il tacco. Ora detta così sembra facile, ma lo sappiamo tutti che ammettere che quello che ci disturba a volte non è quello per cui stiamo baccagliando è invece un atto di coraggio che non tutti hanno. Per chiudere questo litigio e uscirne vincitori bisogna fare pace prima con se stessi e poi con gli altri, perché capire cosa ci disturba veramente è il trucco per smontare la discussione. Magari quel colpo di lama ci porterà la serenità di accettare quello che non si può cambiare, il coraggio di cambiare le cose che possiamo, e la saggezza per conoscerne la differenza, in modo tale da smettere di farci il sangue amaro per nulla.

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