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Shopping pre-natale (da non confondere con il pre-natalizio) e il mistero dei “bodini”


Lo shopping è uno dei punti saldi di una donna. E’ un collante delle amicizie, si fa solo con le vere amiche. E’ fonte di ispirazione nei momenti di crisi, ovvero è l’antidepressivo per eccellenza. Non importa cosa bisogna comprare, né se si comprerà veramente, l’importante è uscire e girare per negozi fino a quando i piedi lo permettono.

Così anche andare a fare acquisti per un bambino che sta per nascere diventa possibile per me, nonostante il mio conclamato disinteresse per l’infanzia. In questo caso, infatti, il bambino è ancora in quella che potrei definire una “location esterna”, quindi non sono costretta ad interagire con lui e posso anche uscirci insieme. Io sto qua, lui sta là, ed in mezzo c’è la pancia della mamma. A cui per inciso voglio molto bene. Quindi assolutamente accettabile.

Inoltre ho avuto l’occasione di riflettere su uno dei grandi temi della vita: la nascita appunto. Quando uno viene al mondo, viene al mondo nudo, e lo sappiamo bene che questa è una condizione intollerabile per la società moderna. Non si può pensare di rimanere per più di 13 minuti, dal momento in cui si è attraversato il tunnel che ci porta alla luce e  quello in cui l’infermiera ci lava e ci posiziona in braccio alla nostra legittima madre, senza almeno 5 body per neonato, che in gergo materno si chiamano “bodini”. Quindi tutto parte dal body, che diventa il primo oggetto della lista degli acquisti della futura mamma.

Ma i “bodini” non sono tutti uguali. E l’ho scoperto sulla mia pelle. La pesantezza del tessuto, per esempio, è un fattore determinante nella definizione di quello che sarà il primo capo di abbigliamento che indosserà il nascituro.

Avevamo le mani piene di questi microscopici body rigorosamente a maniche corte, io e la mia amica in dolce attesa, e mentre dibattevamo se i palloncini disegnati sul davanti erano più da maschio che da femmina, una commessa ci ha guardato scuotendo la testa e ci ha chiesto a che temperatura volevamo stesse il pupo. C’è stato un attimo di silenzio imbarazzato, io ho pensato “mica è una torta nel forno”, ma sono riuscita a trattenermi.

Lei, vedendo le nostre espressioni interrogative, ha continuato “Perché dovete prendere tutti bodini (cfr. pure lei usava il gergo da madre per comunicare più agevolmente con le clienti) dello stesso spessore, il bambino non deve subire sbalzi di temperatura, altrimenti…” e ha lasciato questa frase a metà diffondendo un senso di tetro sconforto che lasciava presagire sciagure innominabili.

All’improvviso gli innocui pezzi di stoffa che avevamo tra le mani sono diventati delle trappole mortali e il problema palloncini è passato istantaneamente in secondo piano. Ma la Perfida Commessa, vedendo la nostra evidente difficoltà, non ci è venuta in aiuto, anzi, ci ha guardate aspettando una eventuale scelta. Almeno trenta secondi di silenzio imbarazzante, finché la mia amica ha azzardato un “Allora direi una via di mezzo…”  mentre io li rimettevo direttamente a posto e facevo un passo in dietro improvvisamente attratta dalle tutine in velluto alle mie spalle.

Si é quindi svolta tra le due una trattativa di circa dieci minuti nei quali io ho girovagato per il negozio tra oggetti assolutamente sconosciuti per me. Sorvolo sulle varietà infinite dei passeggini, ho scoperto che oggigiorno non ne puoi comprare uno solo, ma ne devi prendere tre direttamente, ognuno per un momento particolare dello scarrozzo col bimbo e delle dimensioni che assume. Non posso però non segnalavi che esistono dei caschetti in polistirolo da far indossare ai vostri figli quando sono in macchina, magari bloccati da robuste cinture di sicurezza sugli appositi sedili. Credo che questo casco dia un nuovo senso al termine “iperprotettivo” riferito ad un genitore. Ma soprattutto qui non posso non menzionare un attrezzo che è stato una scoperta veramente raccapricciante: una specie di pompetta per estrarre il latte materno e conservarlo…scusate, ma solo che ci ripenso sento il seno che mi si rimpicciolisce di una taglia.

Forse anche per questa scoperta, gli acquisti non sono stati soddisfacenti per entrambe, ed abbiamo continuato a girare fino ad arrivare ad un altro negozio. Questo era molto, molto meglio. Forse per la qualità di tutti quei minivestitini, con uno stile da bambino informale già un po’ adulto, fatto di mincardican, minimaglioni a collo alto, minigonnelline a campana dai colori sobri e righine sottili. Niente palloncini, o gallinelle, o scoiattoli. Solo conigli, stelline sorridenti e qualche gattino. Anche in questo caso ci siamo concentrate sui bodini, scoprendo che il terrore che ci aveva inculcato la perfida commessa era assolutamente immotivato, perché il bambino é delicato, ma nessuno pensa di metterlo sul bordo della finestra aperta come il protagonista de “L’innocente” di d’Annunzio. Rassicurate da queste nuove informazioni abbiamo proceduto nella scelta di altri body, ma pure qui é emersa una nuova scuola di pensiero: abbottonatura sul davanti compreso dorso o solo sulla spalla? Ovvero, per infilargli questo benedetto vestito glielo si infila dalla testa o lo si insacca partendo dal dorso?

Io ho optato con convinzione per il modello tutto aperto che ti permette di insaccarlo poggiandocelo sopra e poi di infilargli gambe e braccia. La mia amica non sembrava comprendere la pericolosità di dover vestire qualche cosa che si muove. Come dire, io immaginavo già la scena di questa testolina che dondola, le braccine che si dimenano, i piedini che si ribellano. Ho provato un raccapriccio simile a quello davanti al “mungimamma”. E sono stata così determinata nel sostenere la causa del “più bottoni ci sono meglio è” che la nuova commessa, questa volta abbastanza simpatica, mi ha guardato con ammirazione e ha detto: “ma lei ha esperienza vero? Si vede che ha figli.”. Ho avuto come uno spasmo alla laringe. Poi mi è uscito un suono simile ad un rantolo e la risposta “No. ho solo buon senso” ed ho aggiunto mentalmente “… e infatti di figli non ne ho!

Così ho comprato un delizioso coniglietto di stoffa da regalare al mio futuro nipote acquisito, non dovesse venire in mente a nessuno che posso essere portata per fare la mamma …

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