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Quando piove sempre


Un mese così piovoso non me lo ricordavo da tempo. Non importa la temperatura, l’unica cosa sicura è che piove, sempre. Sembra di vivere in una scena che si ripete in loop di Blade Runner, ma il primo, mi raccomando.

Questo fatto ha condizionato molto la mia gestione dell’armadio, l’indecisione sul numero degli strati che devo indossare per avere un adeguato abbigliamento “a cipolla” varia in continuazione, oltre che l’utilizzo delle scarpe, sempre basse e a stivaletto per affrontare le pozzanghere con maggiore disinvoltura. Per non parlare dei capispalla, con il cappuccio e possibilmente lunghi fino al ginocchio per limitare la gamba bagnata.

Ma il vero principe delle dotazioni antipioggia rimane sempre lui, l’amato, odiato e sempre discusso: ombrello.

A partire dal colore, tinta unita, coi disegnini, trasparente, a pois, l’ombrello è un oggetto che mette insieme il desiderio di piacere, di piacersi e l’illusione di poter sconfiggere gli elementi della natura. E’ un insieme di aspirazioni e sogni, come dimostra il celebre balletto della canzone “Singing In The Rain”, dove Gene Kelly senza quell’ombrello sarebbe sembrato semplicemente il solito matto che urla mentre si bagna.

Un matto che urla per comunicare al mondo quanto sia irritante la pioggia, per il suo essere caparbiamente umida, irriducibilmente fredda, oltre che causa indiscussa di indicibili raffreddature e sinusiti croniche. Per questo non la sopporta nessuno e chi dice che è romantica lo fa solo per distinguersi dagli altri.

E l’unico modo che abbiamo trovato per difenderci da questo flagello è nasconderci sotto un manufatto che alcuni utilizzano brillantemente anche per ornare i cocktail. A pensarci bene è un po’ avvilente.

Eppure gli ombrelli possiedono una poesia innata, forse proprio per questo loro essere dichiaratamente inutili ma nello spesso tempo simbolo indiscusso di speranza e di lotta del più debole contro il più forte. Forse per questo sono tutti diversi mentre raccontano ognuno il proprio padrone.

L’ombrello nero è quello di chi non vuole sbilanciarsi, che vorrebbe mantenere un tono sobrio anche quando è scocciato, ovvero fradicio perché sa che in realtà l’ombrello non serve a niente e si bagnerà lo stesso.

Il pois campeggia sugli ombrelli di chi vuole mantenere un tono rilassato, aggiungerei giocoso, che vuole ignorare la stizza verso la pioggia, ma cerca di non esagerare, come fanno invece quelli che si comprano ombrelli a colori sgargianti, o meglio ancora, con fantasie tratte da quadri, per non parlare di quelli che hanno l’interno dipinto a forma di cielo azzurro: una provocazione impudente equivalente allo spernacchiare l’acqua che scende dalle cataratte del cielo per dimostrare la propria supremazia sul destino.

Una lotta col destino che chi sceglie un ombrello piccolo già decide di perdere in partenza, non a caso gli ombrelli piccoli spesso sono neri, mentre i grandi ombrelli da golf, quelli a due piazze per intenderci, dimostrano un ottimismo che viene sempre premiato dalla spavalderia con cui si falcia a colpa di falda tutto quello che si incontra.

Una menzione speciale va a quegli oggetti che hanno chiusure strane, al contrario per esempio, per aprirsi, dicono, con maggiore comodità, o forme inusuali, magari ergonomiche, che dovrebbero dimostrare l’evoluzione della specie umana rispetto alla gestione dei temporali. In questi casi la perplessità è d’obbligo, perché viene naturale chiedersi come mai in centinaia di anni di storia, milioni e milioni di persone che hanno scelto un classico, semplice, ombrello al posto di una foglia di banana, non abbiano compreso come una forma triangolare sia invece più efficace per rimanere asciutti e felici.

Ma non tutto si può spiegare quando si guarda una persona con il suo ombrello, e il conto che non torna è spiegato dal colpo di scena: il prestito del parapioggia o peggio, il suo furto con destrezza da qualche portombrelli.

In questo caso è l’ombrello stesso che, con il suo aspetto disarmonico, denuncia di non appartenerci, lo grida a tutti che è stato rapito, perché anche gli ombrelli hanno un’anima e l’anima non si può rubare mai.

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