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Quando Dio ha distribuito la diplomazia io ero in bagno


Quando Dio ha distribuito la diplomazia io ero in bagno. Non vedo altra spiegazione alla mia difficoltà di comunicazione verbale con il mondo. E per mondo intendo, nel bene e nel male, tutti quelli che mi circondano.

Analizzando questi miei problemi di relazione mi rendo conto che i miei atteggiamenti si dividono in due macrocategorie: come mi comporto con le persone che stimo e come mi comporto con quelle che mi sono indifferenti o disprezzo, e spesso indifferenza e disprezzo sono per la stessa persona.

Con coloro che stimo, di solito, non riesco a comunicare i sentimenti positivi, ovvero divento timida e non concludo le frasi. Mi capita spesso di passare da un argomento all’altro e soprattutto, quando mi concentro sul voler esprimere qualcosa di bello, non solo mi blocco, ma mi esce sempre una frase che poi, ripensandoci, mi sembra idiota.

Con coloro che disprezzo invece sono anche troppo loquace. Non riesco a trattenermi, di solito le sopracciglia assumono un piglio saccente, il tono diventa leggermente troppo alto e trasudo, senza volerlo, un livore spesso sconveniente.

In queste occasioni riscopro una fantasia linguistica molto fervida, che mi porta a coniare insulti creativi e di forte impatto emotivo, che però non uso con il diretto interessato e trattengo nella mia testa perché, alla fine, non sono una persona rissosa.

Però, ammettiamolo, questo tipo di atteggiamento mi preclude la possibilità, a volte, di ottenere dei risultati positivi, perché i soggetti coinvolti nella conversazione tendono, stranamente, a chiudersi, a rispondere in modo aggressivo a volte, e comunque a non fare quello che io vorrei e che li renderebbe meno irritanti.

Quando poi mi trovo in un colloquio con più persone, di cui una parte le stimo e una parte le disprezzo, ammetto di sembrare schizzofrenica o comunque in preda ad una crisi della personalità di origine misteriosa.

Assodato che è sano che io non parli con le persone che non mi piacciono, mi hanno suggerito l’utilizzo di linguaggi alternativi, che vanno dalla classica e-mail  ai più moderni segnali di fumo fatti con la sigaretta elettronica, perché non fumo, o impersonali cartelli con evidenziate le parole fondamentali.

Solo che le conversazioni irritanti arrivano sempre all’improvviso e non sono mai pronta con le soluzioni alternative, quindi ho due tecniche di facile realizzazione.

La prima è mangiare, se ho la bocca piena non potrò parlare, ma di solito funziona quando sto alla mia scrivania e vicino al cassetto che mi fa da dispensa. E’ una soluzione che ha la brutta controindicazione di farmi ingrassare, quindi cerco di usare la seconda tecnica, ovvero ho iniziato a contare mentalmente. Quando la conversazione prende una piega che sento di non poter gestire, inizio a contare da uno a quando mi calmo, a volte conto solamente, a volte aggiungo le galline o gli scubidibù, dipende dalla gravità della situazione.

Ma forse la vera soluzione è cantare mentalmente, è una cosa più allegra, che deve per forza mettermi di buon umore, e che permette di usare un repertorio molto vario, anche se “Era meglio morire da piccoli”, potrebbe essere un pezzo veramente efficace grazie alla strofa del cavaturaccioli, inoltre ha il ritmo giusto per perdere il giusto grado di concentrazione e fare finta che vada tutto bene, perché come diceva una legge di Murphy: L’importante è la verità, una volta che hai imparato a fingerla ce l’hai fatta.

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