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Politica quanto basta


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Basta, non voglio più sentire persone che si lamentano dei politici. E’ una cosa ingiusta e non ve ne rendete conto. Non ci avete mai pensato che non è colpa loro? Mica sono loro che scelgono di intraprendere quella professione, siamo noi che ce li mandiamo e non pensiamo mai a cosa dovrebbero fare quei poverini che vengono mandati a fare un lavoro che non esiste.

Perché, vi faccio notare, il lavoro del politico in realtà non ha competenze reali. Non è come un piastrellista che sa che deve mettere le piastrelle nel pavimento, un idraulico deve aggiustare un rubinetto, un impiegato al catasto che deve sbagliare la pratica di un condono o uno scrittore che deve scrivere altrimenti non esiste.

Non è che uno che viene eletto in un Consiglio Comunale o in quello Regionale o ancora meglio, al Senato, abbia mai saputo veramente che deve fare. Voi mi direte: “Un politico deve pensare al Bene Comune”, ma fermatevi un attimo a riflettere su cos’è il “Bene Comune” e quanto può essere “comune” un tipo di bene.

Una strada che funziona, che non ha buche, è bene per chi ci passa, ma male per chi dovrebbe rifare l’asfalto che così lavoro non ne ha. Un autobus che funziona è un bene per chi deve andare a lavorare e non vuole, o non può, prendere la macchina, ma è un male per i meccanici che dovrebbero aggiustarlo, per le fabbriche che producono i pezzi di ricambio e per gli spedizionieri che dovrebbero consegnarli.

Il costo del pane a prezzi che lo rendano accessibile a tutti e non un lusso è un bene per le persone che non hanno redditi alti, ma è un male per i panettieri che invece hanno troppe spese per produrre quel pane e soprattutto fanno i commercianti, ci devono guadagnare, mica sono missionari.

E potrei tediarvi ancora con altri mille esempi, ma non lo farò perché mi sto iniziando ad annoiare pure io.

Quindi, condiviso l’assioma per cui il “Bene Comune” in realtà non riesce mai ad essere veramente “comune”, rendiamoci conto che questi signori e signore, una volta arrivati in “quell’Aula”, una volta preso possesso di un tesserino con la loro fototessera ed un titolo sopra che prima non avevano, non hanno minimamente idea di cosa devono fare e di che obiettivo devono raggiungere.

Si trovano davanti ad una specie di enorme baratro pieno di poveracci che gli gridano “abbassa le tasse” “ aumenta gli stipendi” “assumini” “fai costare meno la benzina”, e rimangono muti, inebetiti, assolutamente coscienti della propria piccolezza di fronte all’enormità di queste richieste. Perché sono appunto richieste enormi, impossibili, inaccettabili, per chi  non sa neanche quanti sono i suoi colleghi o crede che la lontra sia un uccello. Ma “come si fa” a far vivere bene le persone, o quanto meno il maggior numero di persone possibile?

Certo, in alcuni paesi ci riescono, ma credo che sia perché loro, e per loro intendo i cittadini, quando decidono di mandare qualcuno a governarli, prima gli chiariscono che deve fare con una certa precisione e gli spiegano che se non lo fa potrebbe fare la fine del piastrellista con il pavimento spaccato: non gli si paga il lavoro.

Ma da noi è tutto diverso, credo sia colpa della pizza, ovvero della nostra dieta a base di carboidrati che ci rende più intontiti per la digestione lenta e dell’olio d’oliva, che ha questa funzione di ammorbidire tutto, di far scivolare nelle arterie tutto quello che ci succede.

Così è normale che chi non ha ben chiare le conseguenze delle proprie azioni travisi il concetto di “Bene”, o meglio, che lo assoggetti al proprio desiderio: “è Bene se io sto Bene, se io sto Bene stanno tutti Bene”. In un certo senso si immedesimano nella comunità mentre quest’ultima non si immedesima in loro.

Schiacciati dalle responsabilità che non capiscono, vivono in una realtà alternativa in cui credono di fare qualcosa per gli altri, ma intanto assumono la nipote nella segreteria, perché la nipote fa parte del popolo e da qualche parte bisogna iniziare ad aiutare il popolo.

Così ritorno all’inizio del discorso: è inutile prendersela con i politici, è come prendersela con un albero perché ha deciso di crescere e fare ombra: l’albero c’è capitato per un capriccio del vento in quel posto là, come i politici che non hanno una vera coscienza, non hanno il senso della reale responsabilità che hanno, vivono e basta.



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