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Lividi d’amore, ovvero come curare i “pali”


Riuscire a “farsela pigliare bene” quando si riceve un palo è sempre difficilissimo. Per quanto ci si sforzi di ignorare la botta, il dolore non passa subito e lascia un bel livido. Un livido che gli altri non vedono, ma è sentito forte e chiaro dal possessore.

Ci vorrebbe un Lasonil per l’anima, ma al momento non mi pare che lo abbiano inventato. Intanto bisogna pur cercare in qualche modo di sopravvivere e di superare quella dolce ossessione che rende un cuore “infranto”.

Purtroppo ancora non ci sono metodi ufficiali, ma solo discipline olistiche che cercano di unire il superamento dello shock da botta e la gestione dello sconforto da rifiuto.

Tra le diverse tecniche, oltre all’agopuntura al centro della fronte e dietro l’orecchio destro, c’è quella di stampare una foto dell’oggetto del desiderio, appenderla al muro tramite debita puntina e disegnargli corna e baffi diavoleschi con un pennarello a punta larga nero o rosso a secondo dei colori dell’immagine.

Alcuni aggiungono una nuvoletta che spunta dalla bocca con scritte diffamatorie tipo “Sono un imbecille” o “ Non ti sei accorto quanto puzzo”.

In questa fase è infatti importantissimo evidenziare gli orribili difetti dell’inutile che ci fa soffrire in modo tale da minimizzarne i pregi e quindi riprendere una visione realistica delle circostanze.

Per fare questo bisogna concentrarsi e formarsi un’immagine mentale di quei difetti che abbiamo sempre cercato di ignorare come: un neo orribile alla base del collo, oppure ricordarsi costantemente che è più grande di noi di secoli, quindi vicino alla decadenza fisica e mentale, o che ha pochi capelli o che ha dei capelli untuosi oppure che ha un sedere orribile, in pratica bisogna sovrapporre la persona all’immagine di Nosferatu e farla peggio.

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A questo segue invece un’azione di introspezione su se stessi, ovvero bisogna mettersi allo specchio, guardarsi dritto negli occhi e ripetersi quanto si è meglio, quanto si è splendidi e quanto è cretino chiunque non ci possa amare.

Certo, magari non facciamolo appena svegli dopo una notte di bagordi, potremmo non essere troppo convincenti neanche con noi stessi, ma direi che il momento migliore è appena sistemati, nei cinque minuti prima di uscire al mattino, quando siamo lucidi e profumati.

Consiglio inoltre una moderata assunzione di dolci, distribuiti nei picchi di emotività, ma non eccessivi, altrimenti si rischia di ingrassare e motivare il loop della depressione.

Altra tecnica molto applicata che per alcuni può dare qualche risultato è trasformare la mortificazione che ci ha marchiato in livore, ovvero compiere atti apotropaici riferiti in qualche modo all’annientamento di un amore che diventa odio. Un esempio potrebbe essere sputargli sul sellino del motorino ogni volta che se ne ha l’occasione, bruciargli il citofono, scrivergli insulti con lo spray sulla macchina, o semplicemente buttargli una maledizione ogni volta che ci si pensa, si incontra, o si passa sotto casa sua.

Io non approvo questa metodologia, che rappresenta una cura estrema con gravi effetti collaterali, come l’accumulo di sensazioni negative che non migliorano la patologia del paziente, ma anzi possono portare all’aumento della depressione e della sfiga che può ritornare duplicata.

Per questo il vero passo verso la guarigione è rendersi conto che questa condizione di infelicità si crogiola di una sofferenza che siamo solo noi a regalarci.  E’ tutto frutto  del nostro masochismo, del nostro vittimismo e dell’insicurezza che ci fa tanto comodo in certi momenti.

Perché, a chi ci ha spezzato il cuore, in fin dei conti, non interessa niente, tranne magari quando gli viene quello strano mal di testa, stranamente ogni qualvolta infilziamo quella piccola bambolina di pezza con lo spillo…

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