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Le ragioni della vittima


Calimero_piange

Sono una vittima, fatevene una ragione.

Sono una vittima del lunedì, tanto per cominciare, che ha sempre in riserbo per me qualche tranello, e del martedì, in cui proseguono gli scherzi del lunedì. In questi giorni si rompe il pc, mi perseguitano scocciatori, faccio qualche caduta rovinosa e divertente solo per gli altri, perdo oggetti oppure mi perdo io.

Sono vittima del tempo, o meglio del mal tempo, che decide di far piovere quando non ho l’ombrello e le scarpe nuove e di far venire il gelo quando ho il giacchino corto. Sono vittima dell’oroscopo, che mi dice che ho pochi amici ma che nello stesso tempo sono paranoica e vedo nemici dappertutto oppure che devo stare zitta, ma è importante che esprima le mie opinioni. Ma anche dei biglietti dei Baci Perugina e dei biscotti della fortuna, che mi colpiscono senza pietà regalandomi ammonimenti sull’amore che, se va bene sono solo presagi negativi, ma se va male sono proprio inviti a smetterla di pensare che le cose si possano aggiustare.

Sono vittima degli altri in generale, perché hanno sempre un modo nuovo di irritarmi, procurarmi rogne, di farmi venire i capelli bianchi e le rughe.

Sono vittima di certi menagrami che mi inseguono, più cerco di evitarli e più il cornetto che mi hanno regalato si rompe, ormai vado in giro con un mezzo cornetto portafortuna, e penso che forse ci vorrebbe uno scudo intergalattico per difendermi dalla negatività di alcuni personaggi.

Sono vittima della ceretta, tortura autoinflitta per sconfiggere la piaga del pelo superfluo che, come tutti i flagelli, non sarà mai sconfitta.

Sono vittima di Babbo Natale, che porta sempre il regalo sbagliato, e del coniglietto Pasquale, che nasconde troppo bene le uova. Sono vittima della lavatrice che,  con la scusa della centrifuga, cerca di uscire dal bagno saltellando, fare le scale e venirmi a prendere per farmi fare la fine di un protagonista di un racconto di Stephen King. Per questo la accendo sempre quando sto per uscire.

Sono vittima di Trenitalia, che mi fa salire su treni regionali simili alla barca di Caronte sullo Stige oppure mi tiene ferma sul binario, circondata da tipi poco raccomandabili a fissare il panorama di montagne brulle della campagna mentre aspetto che passi qualcosa, anche un carretto, che mi porti via dal gelo.

Sono vittima dei miei nemici dichiarati, che sono inseriti nella macroarea degli “altri” ma che hanno la caratteristica di riuscire a far saltare ogni mio “Piano per Conquistare il Mondo” e a sabotare la mia scalata al “Potere Supremo”.

Infine son vittima di me stessa, perché il mio vittimismo certe volte sembra avere il sopravvento e si magna tutto quello di buono che ho intorno, però basta saperlo, che sono vittima, così nessuno si allarmerà dei miei piagnistei e se ne farà una ragione perché, se non si fosse capito: sono una vittima.

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