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Le parole che odio


E’ un po’ di tempo che non scrivo niente sul livore, quindi mi sembra interessante, in questo clima natalizio, riscaldare il gelido inverno con un po’ di rabbia repressa e polemica.

Per farlo ho scelto di dedicarmi ad una branca della dialettica poco indagata: le parole che non bisognerebbe usare perché odiamo. Ho deciso di arricchire questo elenco condividendo la ricerca con i miei amici, che mi hanno fornito, su richiesta, ognuno un vocabolo con annessa motivazione.

Di seguito il risultato di questa indagine, per cui ringrazio caldamente i miei amici, sono sempre il mio raggio di sole alla fine della notte.

Le parole che odio io

Black Friday”: ti rompono le palle per settimane su questa giornata di sconti e poi in quelle 24 ore non riesci a trovare niente che valga la pena comprare e il sabato ti svegli con l’amaro in bocca, pensando che ti sei persa un’occasione, o peggio, scopri quel giorno che il pigiama che hai comprato a prezzo pieno la settimana prima potevi comprarlo con il 30% di sconto. Sono sempre momenti di amarezza.

Attimino“: un attimo può essere più lungo di quello che si immagina, dipende da cosa si fa in quel lasso di tempo, l’attimino implica una riduzione del suo valore che non trova giustificazioni, il tempo non si svilisce, soprattutto se la frase parla del mio, di tempo.

BUUUUU”: perché è l fratello piccolo di “UAU”, che incontreremo per ultimo a causa dell’ordine alfabetico. E’ un suono non un vocabolo, che implica una mancanza di argomenti paragonabile ad una voragine in cui spero sempre cada quello che lo pronuncia e che vuole invece seppellirmi in una disapprovazione di cui non trovo giustificazione.

Naif”: un aggettivo che nel linguaggio colloquiale indica qualcuno genuino, spontaneo fino all’imbarazzante, con un velo dispregiativo che in realtà nasconde una saccenza insopportabile, nell’arte poi indica un gruppo di pittori che dipingevano quadri brutti, e io odio i quadri brutti.

Petting”: l’odio per questa parola me lo ha mischiato una vecchia amica, che la trovava assolutamente orribile perché rievocava esperienze da dimenticare. Ancora oggi ho una certa ripugnanza quando la sento e devo ringraziare Dio che stia passando di moda. La sua forza evocativa è tale che la porto sempre come primo esempio di espressione che mi provoca uno sgradevole brividino di ribrezzo dietro il collo.

UAU”: non è una parola vera e propria, ma alcune persone la usano quando vogliono dire “una cosa bellissima, eccezionale, meravigliosa”. Di fronte allo stupore della bellezza non gli viene in mente niente altro da fare che aprire la bocca a cerchio, incurvano le spalle, congingere le mani e dire “UAU”. A quel punto io partirei con un pugno, ma non posso mai.

Le parole che non piacciono ai miei amici (che ringrazio nuovamente per il sostegno che non mi fanno mancare mai):

Arroganza”: perché è usata da chi ha torto per costringerti a fare come dice (specialmente se è un dirigente).

Aspetta/Aspettare”: significa venire dopo qualcosa/qualcuno. Significa che quello che vuoi non arriva subito. Oppure significa che quello che non vuoi che accada non vada via subito.

Brunch”: si chiama pranzo della domenica santa pace!!!!!ed è sacro.

Carino”: perché il più delle volte, quando usano questo aggettivo, pensi che l’oggetto o la persona in questione non siano nemmeno salvabili.

Caro”: ma applicato a una cosa comprata o a un ristorante buonissimo quando si spende più del normale, ma la cosa o il ristorante li valgono tutti.

Cosare“: usato prevalentemente in ambiente romano, non significa niente quindi può significare tutto. Già “Coso” è una parola che riduce il vocabolario, se poi ci mettiamo ad usarla anche come verbo l’italiano è morto

Impattante“: termine usato da sedicenti esperti di marketing per giustificare scelte abominevoli e suicide sull’aspetto o la promozione di un prodotto; specie quando questo prodotto è un libro: l’uso del vocabolo lascia sospettare che il sedicente esperto non sappia bene un libro cosa sia.

Pasticcini”: perché c’è ancora gente che pensa che il té si debba bere solo alle 5 con i pasticcini.

Problema”: non piace il suono e ciò che evoca. Un ostacolo sufficientemente grande da essere definito problematico. E se ne fa un uso spesso pessimista. Il problema viene utilizzato anche per scoraggiare un’impresa, per demolire un progetto.

Soldi”: una parola inquietante perché motivo di litigate, scazzi e ansie.

Tranquillo/a“: perché tutti a Roma sanno che Tranquillo ha fatto una brutta fine.

TOP”: Se hai più di 16 anni e non ti stai riferendo al capo di abbigliamento, dovrebbe essere vietato usarla. E pure nell’abbigliamento “toppino” fa abbastanza schifo.


P.S. Sono convinta che non tutti sarete d’accordo, anzi alcuni potrebbero dissentire fortemente con alcune delle opinioni espresse in questo pezzo, ma Platone diceva che “ Per natura, all’opinione piace opinare”, quindi che nessuno si offenda, alla fine le parole sono solo parole…

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