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La Fame


Nella vita ognuno ha bisogno di certezze, di punti fermi, che gli indichino la direzione nella tempesta, che lo aiutino a muoversi nell’incertezza della nebbia, o semplicemente che gli facciano compagnia nei momenti di solitudine.

Avere una certezza, in questi tempi bui, è una ricchezza che non bisogna sottovalutare, ma non crediate che io stia parlando di principi morali, supereroi, cardini retorici perché, se devo parlare di me, la mia unica grande certezza è la Fame, con la F maiuscola.

Io sono una ghiottona, lo sappiamo tutti, il mio primo pensiero al mattino è “che mi mangio oggi per colazione?” e l’ultimo alla sera è “che mi mangio per colazione domani?”. E vi faccio notare l’uso sgrammaticato del “mi”, in una cadenza atavica e un po’ meridionale che vuole essere un rafforzativo del verbo mangiare, io mangio talmente con gusto che quasi mangio pure me stessa.

La Fame è una componente essenziale di ogni mia azione, tutto quello che faccio porta al compimento di un pasto, uno spuntino o un aperitivo. E sono talmente brava che solo chi mi conosce bene se ne accorge, preparandosi ormai con rassegnazione a sfamarmi in modo adeguato per non sentire i miei lamenti, queruli e monotoni.

Anche lavorare ha come unico obiettivo avere le risorse economiche per fare l’unica cosa che veramente mi importa: fare la spesa.

Naturalmente ho la sindrome della dispensa e del frigo vuoto, quindi non solo faccio la spesa compulsivamente, ma mi dimentico cosa ho comprato e mi ritrovo sempre con troppe cose, inutili, che non riesco a smaltire.

Questo perché anche se lo compro compulsivamente, non lo mangio compulsivamente, anzi, ho una passione smodata per la novità e per il saporito. Io rifletto sempre su cosa mangiare e quando, anche se il frigorifero a volte non è d’accordo con me e vorrebbe farmi mangiare altro, ma io sono più forte dei cibi che prendono vita al suo interno e mantengo sempre il punto, anche quando vorrebbero aggredirmi. Per questo ho la pattumiera vicino a lui, una mossa rapida e mi libero degli assalitori con un colpo al coperchio del secchio.

Questo mio desiderio compulsivo porta così a comprare il nuovo tipo di insalata o di formaggio, ogni tipo di affettato o snack, per non parlare dei dolci, preferibilmente al cucchiaio e con la panna, non importa se visibile o no, basta che ci sia. Mentre al mercato mi aggiro sospirando davanti alle verdure e alla frutta valutando sempre con sospetto la varietà delle bancarelle, chiedendomi quale avrà i prodotti più buoni, più freschi, e per questo limitando sempre il desiderio smodato che avrei di comprare ogni cosa, anche quello che non mi piace ma che è bellissimo messo là in quelle cassette tutte colorate e che marcisce appena decido di metterlo nel cassetto del mio frigorifero, o mi aggredisce, come ho raccontato sopra.

Anche i viaggi ruotano intorno all’individuazione dei prodotti tipici, dei piatti locali, dei ristoranti da provare. Non posso pensare di andare in un posto nuovo, sconosciuto, e non sapere già che cosa potrei mangiare, dove e quando. Certo, se la meta prescelta ha anche un interesse culturale o naturalistico va benissimo, ma deve inesorabilmente avere vicino almeno un chiosco decente per renderla appetibile nei miei desideri di viaggio.

Ritornando al mio desiderio di novità nella spesa, lo si ritrova anche nella scelta dei locali. Leggo con ardore le notizie su ogni nuova apertura romana, mi informo attraverso i social dei cambi di menù, comparando le foto dei piatti per valutarne la possibile bontà, e cerco sempre un’occasione per provare un posto nuovo o mangiare una cosa di cui ho sentito parlare ma che ancora non ho provato.

Mentre al lavoro, la ricerca del luogo perfetto per la pausa pranzo sembra più impegnativa di quella del Santo Graal. Posso ammettere che l’unico vero rimpianto riferito alle mie precedenti esperienze non è per i colleghi che ho perso di vista, non è per il lavoro che aveva risvolti a tratti piacevoli, non è per lo stipendio che mi serve appunto per mangiare, l’unica cosa che mi manca veramente è il ristorante che mi aveva adottato e che mi regalava, dal lunedì al venerdì, un menù del giorno sempre diverso, sempre nuovo e sempre buono, proprio come piace a me.

Un’ultima nota sul tema della dieta, croce e delizia del mio metabolismo da quarantenne che non mi sostiene più come una volta. Se è vero che per dimagrire non bisogna mangiare e che quindi la Fame è la base di ogni risultato, è anche vero che riesco ad applicare tutte le mie manie culinarie anche ai regimi che mi vengono imposti, comprando senza ritegno prodotti poco calorici, applicandomi in ricerche su locali che promettono cucina light, scovando snack per la merenda che dovrebbero dissolversi nel mio stomaco senza rilasciare grassi aggiunti. E devo dire che quando mi sono impegnata i mie 8 chili li ho persi con successo.

Ma proprio in quel momento di carestia imposta, ho capito come questa certezza della Fame per me non si limiti a momenti precisi della vita, e sia invece il vero motore di tutto, anche di questo pezzo, scritto per passare il tempo che mi divide dal prossimo pasto.

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