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Il sussurro del cuore: la pizza con la mortazza


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Personalmente non ho mai capito bene di cosa sia fatta la mortadella, e sinceramente non ho mai avuto voglia di approfondirlo. E’ come voler sapere la formula della Coca-Cola, dove nasce l’arcobaleno, se esistono i fantasmi. Sono cose di cui bisogna accettare l’esistenza.

A farla breve, quando si mangia la mortadella, non si deve pensare mai a cosa si mangia, perché è una delle piccole espressioni della magnificenza di Dio, e pertanto va presa come un dono: apprezzata senza rimpianti.

Si vede che mi piace vero?

Le nuove tendenze la vogliono come ingrediente di piatti raffinati, trasfigurata sotto forma di mousse, cotta in abbinamento col pesce, nascosta in ripieni di piatti con nomi di almeno sette parole, eppure la sua vera essenza, intesa nel senso più filosofico del termine, si può cogliere solo in un modo: nella pizza bianca.

E’ inutile girarci intorno, trovate una bella pizza bianca un po’ unta, ma fatta bene, non gommosa ma croccante e che si spacchi precisamente a metà aprendo il suo cuore bianco e morbido, posizionateci quei due etti di mortadella tagliata fine, chiudetela e poi ditemi se non vi sembrerà di essere in pace con il mondo e ti poterlo amare nella sua interezza.

La “pizza con la mortazza” è quel piccolo gioiello della cultura romana che si può mangiare con onestà in vari forni della Capitale, ma che io prendo sempre a Campo dei Fiori. Lo faccio un po’ per tradizione perché, da che ho memoria, si prende là, un po’ perché credo rappresenti veramente il prototipo della perfezione e pertanto diventa il paragone con tutte le altre pizze ripiene che incontro.

E’ un alimento che può essere consumato a tutte le ore e in qualsiasi periodo dell’anno, ma credo che il momento migliore sia in una giornata di sole autunnale, quando ci si siede in qualche posto caratteristico, come sui bordi di una fontana o sui gradini di qualche palazzo, e si assapora guardando i turisti che passano mentre si pensa “Io questa me la posso mangiare quando mi pare, tu no”, un altro di quei sussurri del cuore che solo la mortadella sa generare.

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