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I dubbi dell’armadio, riflessioni da cambio stagione


armadio

Potrei dire di aver avuto sempre un problema con gli armadi. Non ho mai potuto usare una scarpiera degna di questo nome, ho sempre avuto più roba di quella che potessero contenere i mobili che avevo a disposizione e per quanto mi sia impegnata, nel corso della mia vita e dei miei traslochi, non ho mai avuto un ordine stabile che mi garantisse di gestire i miei vestiti in modo che, una volta riposti, non si ammucchiassero e stropicciassero e soprattutto non si nascondessero in modo da non farsi trovare quando mi servivano.

Ho già parlato di questi problemi che, soprattutto ora, con il cambio di stagione, diventano ancora più pressanti, e sarà per questo imbattermi in una mostra fotografica in cui gente comune si fa fotografare davanti al suo armadio mi ha creato uno sconquasso emotivo notevole.

Finalmente mi sono trovata a dover riflettere sul valore simbolico dell’armadio, sulla preziosità dell’intimità che racchiude, ma soprattutto sul fatto che ormai in Italia, se hai un armadio, questo è Ikea. E la mia tesi è confermata dal fatto che quelli che non avevano l’armadio usavano valigie, come dire, se non lo prendo da Ikea non posso avere un armadio.

Ho poi scoperto con sollievo che il disordine vive anche negli armadi degli altri, che la scarpiera dei miei sogni è appunto un sogno, mentre l’ordine sembra essere abbinato a proprietari che hanno un qualche cosa del maniaco seriale, un’impressione del tutto infondata, che però mi inquieta.

E proprio l’ordine, vera chimera alla base del desiderio di scarpiere, qui lo ritrovo espresso da due macroaree: una basata sulla tipologia del capo, un’altra sulla pesantezza del tessuto. Nella prima quindi si mettono insieme gli oggetti a seconda del tipo, camicia con camicia, pantalone con pantalone e via così, nella seconda si mette la lana con la lana, il cotone col cotone, e a sua volta si divide per le diverse pesantezze.

Io invece preferisco l’ordine per colore, ovvero divido per gradazione cromatica, solo che l’85% dei mie capi è nero quindi, quando apro i cassetti, sembra di guardare nel fondo di un pozzo e non trovo comunque mai niente.

Certe volte cerco di partire dal colore per poi dividere per tipologia e poi per tessuto, ma di solito dopo 20 minuti in cui ho tirato tutto fuori e buttato in giro per la camera, mi rendo conto che non ho la pazienza e mi limito a rimetterlo dentro piegato un po’ meglio.

Se l’armadio rappresenta una sorta di scrigno della nostra personalità, io posso dire di avere una personalità multipla, molto ammucchiata, amante del vintage, ovvero che non butta mai via niente, tendente ai colori della notte e chiaramente freddolosa.

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