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Gioia. Ma non esagerare


gioia

Vabbè, lo sappiamo tutti, mi lamento. Sappiamo tutti l’alto grado di specializzazione che ho raggiunto in questo campo, a voce, per iscritto e da un po’ di tempo anche figurato.

Grazie infatti alla mia passione per l’arte e l’illustrazione mi dedico ad esternare la mia malinconia ed il mio pessimismo in infografiche creative che trovate sul mio sito  e che distribuisco sui miei vari profili social. Così, chi mi segue su twitter o su istagram, per non dire gli amici di Facebook, si ritrovano giornalmente scritte colorate come “Disagio”, “Mai una gioia” “Arrangiatevi”, o vignette ispirate alle illustrazioni vittoriane con testi dello stesso tenore.

Questo perché sono ironica, pessimista e superstiziosa. Ho infatti l’impressione che se mi mettessi a fare come Pollyanna mi verrebbe qualche malattia incurabile, riceverei una notizia tragica, o succederebbero drammi da fine del mondo tipo l’estinzione dei cioccolatini. Invece se la sfortuna mi vede già di mio così scazzata magari pensa che va bene così, che non deve aggiungere altro e passa oltre.

Eppure questo mio atteggiamento non viene colto da quelli che seguono con successo la pratica del “Pensiero positivo”. Secondo questi fortunati, se penserai cose belle ti succederanno cose belle, viceversa pensieri brutti porteranno cose brutte, in una visione  monocromatica della vita che la rende oggettivamente più leggera.

Così sono stata spronata a diventare anche io ambasciatrice nel mondo di quella ottica color rosa che si basa sulla spensieratezza e la serenità. Tutte cose con cui purtroppo ho poca dimestichezza.

Per seguire questo nuovo percorso di vita avrei dovuto realizzare illustrazioni con scritte come “Felicità” oppure “Guarda che bel sole”. E ci ho provato, ma mentre aprivo Photoshop mi si bloccava il mouse. Guardavo fuori dalla finestra per controllare che mentre producevo questa immagine con un sole sorridente quest’ultimo non se ne fosse andato per punirmi di tanto ottimismo producendo una bella eclissi da fine universo e sentivo uno strano formicolio dietro il collo, come quando ti stanno chiedono di salire sull’aereo di Final Destination, e sai che sarà inutile sfuggire al tuo destino.

Allora ho pensato che magari sarebbe stato il caso di iniziare in modo più graduale, veicolando dei messaggi che non siano così direttamente positivi, ma che mi avviino su questo percorso di disintossicazione dalla negatività con gradualità, come quando si perde peso un po’ alla volta, ci vuole più tempo, ma i risultati durano più a lungo.

Ho quindi elaborato un percorso riabilitativo che prevede la realizzazione delle seguenti grafiche:

“Sii felice ma non troppo”

“Il bicchiere è sempre mezzo pieno, di cosa non importa”

 “Sorridi, va bene anche a bocca chiusa”

“La fortuna premia gli audaci, tu però sta attento comunque”

“Positivo. Qualche volta.”

“Gioia. Ma non esagerare”

“Cose belle. Almeno per me, voi fate un po’ come vi pare”

“Non ti fermare. Ma guarda prima di attraversare”

“Lotta dura alla verdura”

 “Abbi fiducia. O donala. O comprala”

“Si può fare di più. Ma anche meno”

Ma dovrete darmi un po’ di tempo, il cambiamento sarà graduale e faticoso, non garantisco che non ci saranno ricadute e che qualche grafica con “odio tutti” o “amaritudine” non spunterà da qualche parte.

Però anche io voglio essere felice, quindi sappiate che mi impegnerò, senza esagerare, ma mi impegnerò.



P.S.- So che Pollyanna nel libro alla fine ritorna a camminare, ma sta di fatto che comunque la investe una macchina e non cammina per un bel pezzo e quella che ci guadagna in verità è la zia che circuisce il medico e si sistema, perché lo sappiamo com’era difficile a quei tempi se non ti sposavi entro i 25 anni.

P.S. 2 – Lo so che i cioccolatini non si estinguono, ma rendeva molto bene l’idea.

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