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Due parole sul caldo estivo


estate

Altro post estivo, su gentile richiesta di un’amica, parliamo dei disagi che porta l’estate, a volte sottovalutati dalla letteratura moderna.

Partiamo dalla più comune:  l’ipersudorazione. Il sudore di per sé non dovrebbe essere una cosa negativa, anzi, lo produciamo per buttare fuori le tossine, è una sorta di meccanismo di difesa del nostro metabolismo, eppure quando avviene in luoghi chiusi, per esempio negli ascensori o sui mezzi pubblici, assume tutto un altro aspetto.

La mancanza di spruzzatori automatici di deodorante all’interno di autobus, metro e treni è assolutamente uno dei limiti della nostra società. Finché non saremo riusciti ad eliminare l’odore dell’umanità dalla nostra vita non potremo mai dire di essere un popolo civile.

A questo problema sociale si affianca quello estetico dell’ascella pezzata, un tasto veramente dolente per chi, come me, ha un carattere ansioso. L’ascella pezzata, infatti, colpisce di solito tutto l’anno quelli che hanno un carattere sensibile, ma d’estate, quando le temperature sono elevate e non si possono tenere maglioni e giacche per nasconderle, diventano fonte di penoso imbarazzo.

Non esiste rimedio a questa disgrazia: quella specie di “assorbenti” adesivi da piazzare nei vestiti di solito si attaccano direttamente alla pelle e, arrotolandosi, creando ancora più agitazione e sudore, mentre i deodoranti possono arrivare a peggiorare la situazione perché, se messi con troppo entusiasmo, contribuiscono a formare un alone calcareo che modifica la consistenza stessa del tessuto e diventa una sorta di soletta rigida sotto l’ascella.

Così, mentre camminiamo con le braccia lungo i fianchi sbirciando in continuazione le nostre ascelle, gli occhi ci cadono su gente che ha problemi forse più gravi di noi, a giudicare da come è vestita. Un esempio per tutti è la ragazza che indossa con disinvoltura, sull’asfalto a temperatura della lava, quei famosi stivali da eschimese con l’interno in pelo abbinati con scioltezza a pantaloncini e canotta.

Se superiamo la vista di questo abbinamento possiamo poi incontrare le infradito da spiaggia che tirano su letteralmente il manto stradale, ombrellini di carta come quelli da cocktail, ma giganti, che dovrebbero riparare dal sole ma fanno sembrare i proprietari come usciti dal paese dei  lillipuziani e ci fanno cercare l’oliva gigante abbinata al manico, oppure improbabili occhiali da sole con le righe di plastica sulle lenti.

Ma il peggio è l’abbinamento dei colori, il caldo fa pensare alla gente che si debba essere colorati per forza, io voglio rassicurarvi, non è obbligatorio.

Non è invece lecito pensare che i colori pastello siano leciti per giacche e cravatte da uomo, soprattutto quando si abbina giacca celeste e cravatta rosa chiaro, e non si pensa ai danni celebrali che si causano alle persone costrette ad incontrarvi per strada.

Non è vero che il viola e il giallo possono stare bene insieme, e soprattutto non è vero che le scarpe gialle sono belle, sono carine da mettere una volta al mare o per mezza giornata, ma portarsi in giro i piedi luminescenti tutto il giorno può solo far pensare alle temperature che raggiungeranno e all’inquietudine che procureranno quando le toglierete a fine giornata.

Non parlo qui dei costumi, su quelli mi riservo magari una puntata dedicata, perché la spiaggia ha sempre tanti spunti d’amaritudine.

Chiudo dando un consiglio a chi non fosse pratico del centro della Capitale: qualora vogliate rinfrescarvi con un delizioso gelato proveniente da qualche gelateria famosa, attenzione ai gabbiani, quando vi planano vicino e vi fissano con quei piccoli occhi algidi da matti non vogliono socializzare, ma  impossessarsi della panna dei vostri coni per soddisfare il loro desiderio di lattosio, nuova droga della specie.

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