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Consigli utili per lo smart working che non vi daranno mai


In questi tempi bui in cui si predice il cambio delle pratiche più semplici della vita sociale e si prefigura una modifica sostanziale del concetto di lavoro in ufficio, mi sembra utile fornire dei consigli che i vari corsi su come affrontare lo smart working non vi daranno mai, ma che saranno gli unici veramente utili.

Partiamo dallo spazio di lavoro. La cosa importante quando si lavora da casa è crearsi uno spazio dedicato che permetta di concentrare le energie in maniera produttiva. In realtà la sua caratteristica più importante è l’isolamento, ovvero non deve essere condiviso con compagni ma soprattutto figli, che non solo si presentano molesti quando siete sul divano, ma che possono diventare fortemente dannosi quando si tratta di interferenze nei momenti di lavoro. Per mantenere la concentrazione è quindi importante posizionare delle trappole intorno alle vostre scrivanie casalinghe. Devono essere delle trappole acchiappabambini che abbiano il compito di dissuaderli dall’avvicinarsi per rompere le scatole. Quella di più facile realizzazione è costituita da fili della corrente scoperti ricavati da lampade o elettrodomestici. Il richiamo ai fili dei recinti per il bestiame è scontato, e come quelli, questi si dimostrano di rara efficacia grazie alla giusta scarica data al frugoletto che capirà, a meno che non sia un masochista ma allora i problemi sono altri, che è il caso di stare lontani da quello spazio. Se avete paura di inciampare anche voi nei cavi scoperti, potete pensare a qualche cosa di meno invasivo, tipo trappole commestibili drogate: farcite dei muffin con le “goccine per dormire” e posizionateli a debita distanza da voi, magari su dei cuscini e plaid messi a terra. Il piccolo uomo o donna si avvicinerà alla preda e la divorerà senza domande, per poi approfittare delle comodità abbinate e abbandonarsi ad un sonno che vi renderà liberi per almeno qualche ora. Unica controindicazione: il risveglio dopo il riposino forzato, il pupo sarà ancora più aggressivo e di difficile gestione, ma si spera che a quel punto sia ora di cena  e si possa arrivare all’ora dei cartoni postprandiali.

Altro elemento importante che va considerato nella creazione della propria postazione è lo sfondo perché le “videocall” di lavoro sono alla base dello smart working. Molti si concentrano sull’abbigliamento quando parlano di come presentarsi a queste riunioni virtuali, ricordano che sarebbe conveniente vestirsi e truccarsi, che il pigiama aperto fino all’ombelico e la cresta dei capelli da cuscino non aiutano la vostra immagine professionale. Io invece vi ricordo che molti invece di guardare voi guardano dietro di voi, anche perché già dal vivo molto spesso vi schifano, figurarsi se devono farlo attraverso uno schermo.

Quindi lo sfondo delle vostre videochiamate, a meno che non usiate Zoom che vi permette di mettere una foto, deve essere calcolato. Controllate di togliere da dietro di voi i quadri che permettano agli altri di giudicarvi, finalmente è giusto che qualcuno ve lo dica: il 95% degli italiani ha cose orribili appese alle pareti e, anche se mi leggi, non è detto che tu non sia in quel gruppo. Non mettetevi davanti ad una finestra: se siete controluce si vedrà solo il vostro contorno e diventerete la brutta copia dell’alieno di “Incontri ravvicinati del terzo tipo”. E non posizionatevi neanche davanti a delle porte, in questo caso i bambini, le compagne senza trucco e i compagni in canottiera hanno la tendenza a passarvi dietro per andare da una camera all’altra. Questi effetti visivi creano l’effetto “controfigura” che nella produzione di scene cinematografiche serve a rendere più reale l’inquadratura, ma nel vostro caso dà un tono di intimità che sicuramente il vostro interlocutore non vuole assolutamente condividere.

Altro consiglio importante è non posizionare la webcam troppo in basso, l’inquadratura in questo caso si potrebbe concentrare sul vostro doppio mento, più è in alto la webcam più sembrerete magri, l’ottica non è un’opinione.

Ma la vita non è tutto lavoro alla scrivania, è importante inserire lo smart working in un ritmo condiviso che comprenda anche altri orari precisi: colazione, prima merenda, seconda merenda, pranzo, prima merenda pomeridiana, seconda merenda pomeridiana, cena, dolce della buona notte, spuntino notturno. In mezzo a questi momenti non devono mancare camminate sul posto sbattendo i piedi in modo che il vicino di sotto vi odi ancora di più, e appuntamenti con la socialità che, se pure virtualmente, dobbiamo mantenere.

Dobbiamo ricordarci, infatti, che là fuori c’è ancora il mondo, anche se rinchiuso come noi tra quattro mura, e i famosi videoaperitivi con almeno 8 amici in chat non saranno solo l’occasione per parlare con qualcuno che non sia il gatto di ceramica sul davanzale, ma soprattutto ci permetteranno di svolgere un’attività di autocontrollo in cui potremo sempre paragonare il nostro livello di abbruttimento al loro e gestirlo di conseguenza.

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