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Attenti al gorilla! – Disavventure casalinghe


In Super Mario Bros io tifo per il gorilla. Quando il proprietario dell’appartamento che ho preso in affitto mi ha detto che avrebbe fatto venire un idraulico per verificare come mai la doccia sembrasse posseduta e ci fosse un inquietante odore di animale morto che fuoriusciva dal lavandino della cucina aggiungendo “Lei lo sa come sono questi artigiani”, ho capito subito che con il suo arrivo si sarebbe aperta la porta dell’inferno.

Prima di tutto ci ho messo due settimane per avere la prima visita, equivalente ad un primo appuntamento, in cui non si sa chi paga, non si sa se ci rivedremo, ma soprattutto non si sa come andrà a finire.

Ho dovuto sacrificare un sabato di mare primaverile per aspettare questo signore, che si è presentato insieme al proprietario vestito proprio come Super Mario, con tanto di numero di telefono della ditta sul retro del giubbottino blu multitasche ad altezza del sedere.

Ha iniziato a farmi le domande di rito: “Questo rivolo freddo al posto dell’acqua calda che esce dal lavandino succede solo di mattina?” era ora di pranzo, aveva aperto il rubinetto, usciva il rivolo davanti a lui, non aggiungo altro per pietà; “Sei sicura che l’acqua esca a scatti caldo freddo?”, io ho solo assentito con la testa mentre pensavo “ E altrimenti perché ti chiamavo se non ero sicura?”; davanti al lavandino “Ti sembra che ci sia più cattivo odore quando piove? Sai, qui in centro le fogne risalgono quando piove”. Orrore e raccapriccio. Immagino scene da film in cui un blob purulento esce a salutarmi dallo scarico. Credo che la mia espressione sia stata eloquente perché ha cambiato subito rotta: “Basta mettere il sifone vedrai che si risolve con quello”.

Alla fine del sopralluogo raggiungiamo un accordo che prevede mezza giornata “almeno” di lavoro in cui non dovrei venire a lavorare per guardare loro che lavorano. Inoltre dovrò svegliarmi un’ora prima del solito, perché loro verranno molto presto, e dovrò smontare il letto, perché dovranno verificare le condizioni del pozzetto fognario.

Di solito quando nomino il “pozzetto fognario” si crea un silenzio imbarazzato e tutti guardano dall’altra parte. Oppure fioccano battute, come un mio amico mi ha fatto notare che l’autospurgo prima o poi verrà a farmi visita tipo la Befana, ma toglierà i doni invece di portarli. Lo so che è sgradevole pensare che sotto di te, mentre dormi tranquilla, ci sia la fogna, ma appunto perché io penso almeno quattro cose contemporaneamente questo pensiero riesco sempre a posizionarlo dietro agli altri.

Io resto distesa solo perché ho l’asso nella manica: “la Supermamma”, che sicuramente si offrirà di stare lei a guardarli lavorare e supervisionare i disastri che faranno, così li saluto con una calma serafica che di solito non mi appartiene.

Passano i giorni e io resto in attesa dell’appuntamento, finché non inizio a sollecitare il proprietario per sapere quando dovrò svegliarmi un’ora prima, smontare il letto e pregare il dio degli Inferi maleodoranti di non decidere di uscire dal pozzetto fognario proprio quel giorno.

Alla fine di un tira e molla in cui loro pretendevano di darmi l’appuntamento dalla sera alla mattina successiva e io non mi dichiaravo a loro disposizione fino a quel punto, riesco a strapparne uno durante la settimana, strategicamente il giorno prima che venga la donna delle pulizie, in modo che eventuali danni gravi vengano affidati alle sue amorevoli e sapienti mani.

La mattina dell’appuntamento metto la sveglia un’ora prima, e quando suona capisco che l’umore potrà solo che peggiorare. Mi preparo e inizio a portare per le scale le cose che non devono rimanere in camera da letto perché il letto, appunto, andrà smontato.

Tra queste c’è il piumone di Ikea. Non so se avete esperienza con i piumoni di Ikea. Quando li comprate sono piccolissimi e comodissimi da portare fuori dal negozio, appena li tirate fuori siete travolti da una sorta di effetto airbag assolutamente imprevedibile: si gonfiano come fossero vivi. E si gonfiano talmente tanto che diventano di proporzioni imprevedibili.

Nel mio ottimismo ho iniziato a piegarlo e mi sono accorta che non sarebbe mai stato lo stesso di quando l’ho comprato anzi, sembrava 10 piumoni insieme. Ho fatto del mio meglio ed ho cercato di portarlo per le scale fino al piano di sopra e per un attimo ho temuto che mi mangiasse. Come una cosa viva, mi si è avvolticchiato attorno, si è incastrato tra le scale e si è bloccato là. Premetto che ho delle scale piccole e a chiocciola, quindi sarebbe stato prevedibile se avessi applicato il mio solito pessimismo.

Nonostante abbia temuto per un istante di rotolare avvolta dal piumone e rimanerne soffocata, ho mantenuto la freddezza e sono riuscita a risalire e poggiarlo dove non desse troppo fastidio. A questo punto mi sono messa ad aspettare che arrivassero.

E ho aspettato, aspettato, aspettato, finché è arrivata mia madre, ma non gli idraulici. Ho fatto una prima telefonata e il tipo mi ha informato che “i ragazzi” erano per strada. Dopo venti minuti ho richiamato e i “ragazzi” avevano trovato traffico. Alle 9 e 45 uno dei “ragazzi” mi chiama e mi dice che ha parcheggiato a circa 20 minuti a piedi da casa mia, che non ha capito tanto bene dov’è. Io glielo spiego e prego che abbia una borsa degli attrezzi talmente pesante da spezzargli la schiena prima del suo arrivo a casa. Saprò in seguito che avevano un trolley professionale che li ha fatti muovere con agilità sui sanpietrini e quindi neanche quella soddisfazione ho avuto.

Alle 10 e 05 fanno il loro arrivo, ma io non ci sono, ho mollato l’incombenza a Supermamma e sono andata a lavorare per guadagnare i soldi dell’affitto.

A questo punto, soprattutto perché mia madre ha capito che ero agitata, sono iniziate le telefonate per tranquillizzarmi, che comprendevano la telecronaca dei lavori.

Ogni volta che finivano un pezzo mi chiamava e mi diceva che era tutto a posto, o cose tipo “Sifone cambiato”, “pozzetto sigillato”. Ad un certo punto ricevo la telefonata del colpo di scena: “L’idraulico ha capito da dove viene una parte del la puzza: dal frigo, è la vaschetta dietro al motore”.

Devo premettere che il lavello è a fianco al frigo, quindi pensavo che il problema “odore di marcio” si estendesse anche al frigo per osmosi, essendo più vuoto e pulito dell’Antartide. Io non so come funzioni un frigo, so che usa tanta corrente elettrica, che bisogna spegnerlo se si sta fuori più di due giorni e che non bisogna lasciarci le cose a marcire. In quel momento ho scoperto che, tra le sue componenti, c’è una vaschetta che raccoglie l’acqua e che, se funziona male porta ad un ristagno d’acqua e conseguente puzza.

Attimo di scoramento, penso che il proprietario non chiamerà mai il tecnico e il frigo è incassato nella cucina, pulire la vaschetta vuol dire smontarla.

Inizia così un giro di telefonate per capire chi e cosa si può fare. Un giro in cui io parlo con il padrone di casa, il padrone di casa parla con l’idraulico, l’idraulico parla con me, mia madre parla con tutti. Ad un certo punto l’idraulico suggerisce la sostituzione del frigo, che ha pure il cassettino del freezer rotto e fa un rumore infernale. Io penso per trenta secondi che potrei rivalutare la mia posizione su Mario Bross.

Richiamato dall’allarme “acquisto frigo”, il padrone di casa che era tanto impegnato quella mattina si presenta in quindici minuti a casa mia per valutare di persona la situazione. Mi informa in tempo reale mia madre e io ringrazio il cielo di non essere là.

Passa un’altra mezz’ora e mia madre mi avverte che se ne sono andati, che hanno fatto tutto e che per il frigo “Si deve vedere se la puzza si toglie col cambio del sifone”, quindi il proprietario ha preso tempo e molto probabilmente pregerà il Dio dei Proprietari affinché io perda il senso dell’olfatto e lui non debba sostenere questa spesa.

Ormai è ora di pranzo, io suggerisco a mia madre di mangiare a casa, ma lei mi dice vaga che “Meglio di no, c’è un po’ di macello”. Brivido. Immagino l’acqua, gli stracci i secchi e penso che se pure dal pozzetto non sembra uscito niente sarebbe bello avere sempre un gorilla a portata di mano.

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