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Abbronzatissimi


mare

E pure queste vacanze sono finite, rapide come un soffio di vento hanno attraversato la mia vita portando pigrizia e peso corporeo in eccesso, oltre che un’abbronzatura insoddisfacente, a confermare quello che già ho raccontato alcuni anni fa e per cui vi consiglio di cliccare qui:http://piantatastorta.altervista.org/pelle-di-luna-ovvero-la-fuga-della-melanina/

Anche quest’anno non ci sono novità, il risultato della mia lotta con il sole e gli eritemi è un modesto colorito che dal riflesso dello specchio mi porta poi a riflettere sulla innumerevole varietà delle abbronzature che avrei potuto raggiungere e che non ho ottenuto.

Passiamo quindi ad una graduatoria dei risultati comunemente ottenuti con l’esposizione al sole naturale, e non alle lampade o con gli autoabbronzanti perché non ci piace vincere facile, partendo dalla più brutta per salire alla numero uno, alla miss mondo delle abbronzature.

La classifica parte da un importante sesto posto dedicato al beige. E’ il colore dell’abbronzatura sbiadita, quel punto maledetto in cui si è persa la freschezza dei primi giorni del rientro, ci si spella lasciando orride scie di polvere bianca in giro e si prega di poter riandare al mare il weekend successivo. E’ il colorito della depressione da rientro, che non lascia scampo e che ci fa desiderare che arrivi in fretta l’autunno così che ci si possa concentrare sulle sagre di prodotti tipici e dimenticare che l’estate, ma soprattutto le ferie, sono finite.

Al quinto posto si classifica l’abbronzatura a macchia di leopardo. E’ quella che ti viene tra una spellatura e l’altra, che ti dà un alone maculato fatto di zone più chiare e zone più scure. E’ imprevedibile, nel senso che non riuscirai mai a calcolare dove e quando colpirà il tuo corpo, e non ti permette di fare altro che aspettare che passi coprendoti il più possibile e sperando che non ti venga un’enorme macchia sulla fronte.

Al quarto l’abbronzatura da muratore. La conosciamo tutti perché è la classica abbronzatura di inizio stagione per le persone normali, e quella di fine stagione per gli sfigati. Il colore si diffonde sulle zone esposte alla luce, braccia, faccia, collo, polpacci e là rimane, mentre il resto offre un candito pallore che ricorda le pause delle undici del mattino con la rosetta farcita di mortadella e la birra fredda che fanno appunto gli operai edili con la canottiera.

Terza nella classifica è l’abbronzatura al betacarotene o altrimenti detta “il bastone e la carota”. Consiste nell’aiutare la pelle ingerendo grandi quantità di questo integratore famoso per la sua presenza nelle carote che dà alla tintarella un fantastico tono arancio. Si è abbronzati, e molto, ma si vira verso la fluorescenza dell’evidenziatore. Di solito è ottenuta da quelli che hanno l’ansia di scottarsi e che vogliono un colore rapido e duraturo, ma che hanno evidentemente anche la tendenza ad esagerare quando devono fare una cosa.

Il secondo posto va al color mocassino. E’ caratteristico di quelle pelli già scure di per sé che, non contente di mostrare al mondo tutto l’anno che non hanno bisogno del sole quando lo incontrano, si fanno ancora più scure, fino a raggiungere un aspetto quasi bruciato, come la pelle dei mocassini appunto. Questa tonalità suscita generalmente invidia perché dimostra inequivocabilmente che si è andati in vacanza, che si è stati in barca o al mare dieci ore al giorno e quasi ci fa sentire quell’odore di salsedine che molti possono annusare se va bene tre volte l’anno fermandosi sul bordo di qualche lungomare di passaggio in bassa stagione.

Il vincitore della mia classifica è quindi il “dorato” e non solo perché la parola appunto “produce in me la dolce idea dell’oro” (cit. Barbere di Sivigia), ma perché racchiude in sé un equilibrio innato che contiene l’idea di buona salute e buone vacanze. Quella gradazione che non è pallore ma non è mocassino, che si esalta con la camicia bianca e evidenzia il colore degli occhi, è secondo me il punto giusto che si dovrebbe raggiungere già da metà luglio e coltivare fino a settembre inoltrato. Quando la pelle è dorata vuol dire che gli eritemi sono passati, che le spellature hanno fatto il loro corso e che potremo mettere le gonne senza imbarazzarci perché le nostre gambe non ricorderanno più la mozzarella.

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