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Pazienza se si è impazienti


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Mia nonna diceva, tra le poche cose sagge che le ho sentito dire, che ognuno di noi nasce con una determinata quantità di pazienza e a seconda di come la si usa nella vita, può durare o finire presto. A suo dire, lei era stata molto paziente da giovane e quindi, in vecchiaia, non sopportava più di aspettare niente.

Forse per questo esempio, io me la sto tenendo tutta da parte e, al momento, sono costantemente impaziente.

Ovvero odio aspettare in qualsiasi occasione. Odio aspettare gli altri se sono in ritardo, e di solito gliela faccio pesare senza ritegno. Odio aspettare i quaranta minuti della tinta e gli altri 40 per finire il lavoro e uscire viva dal parrucchiere. Odio aspettare le otto ore dell’ufficio per riprendermi la mia vita e fare altro. Odio aspettare nelle sale d’attesa, che odio anche per il loro nome che non dà scampo su quello che dovrò fare quando sarò seduta là dentro.

Il tempo diventa maligno e lento quando decide di sfuggirmi dalle mani e lasciarmi in balia di eventi e persone al di sopra di me.

Questa mia incapacità di gestire con tranquillità i diversi momenti della mia vita mi condiziona anche con le cure estetiche: lo smalto non si asciugherà mai correttamente sulle mie dita che si muovono perché devono fare altro che aspettare lui, e se una crema non fa il miracolo la prima volta che la uso non la rimetterò una seconda volta.

Lo stesso posso dire per le medicine e gli integratori: se non ho il risultato immediato non riesco proprio ad avere costanza, lascio perdere e vado oltre. Una medicina per il raffreddore deve farmelo passare all’istante, altrimenti è inutile prenderla, il raffreddore passa da solo in tre giorni, lo sanno tutti.

A volte mi manca la pazienza di arrabbiarmi, ovvero di mantenere l’arrabbiatura in modo da potermi poi sfogare o vendicare. Se non scoppia la tragedia entro i primi cinque minuti poi non mi sembrerà più importante quello che è successo e sarò già occupata in altre faccende.

E anche sullo studio o sul lavoro, se una cosa non mi viene bene subito non ho la pazienza di continuare finché non riesco, lascio perdere, mi annoio subito mentre mi sembra di girare a vuoto da giorni  quando magari sono passati solo dieci minuti e sarebbe necessaria solo un po’ di … pazienza.

E questo discorso diventa scontato nello sport e nella dieta. Non posso resistere tre mesi prima di vedere qualche risultato a ore e ore di sudore e sforzo fisico, ho un’autonomia di due lezioni su qualsiasi disciplina. Del resto penso di fare tutto il movimento che mi necessita con quel costante ballonzolare di gambe e piedi che accompagna il mio stare seduta.

Se invece mi accorgo che devo dimagrire, mangio poco a cena una sera e spero di vedere l’ago della bilancia scendere già il giorno dopo ma, di solito, la bilancia maligna che mi odia, invece si illumina di rosso, tipo allarme nella Batcaverna, e  mi segnala che sono misteriosamente ingrassata invece di diminuire.

Così mi rendo conto che noia e impazienza vanno a braccetto e che il 70% dei miei insuccessi, delle mie insoddisfazioni, delle mie lamentele, nasce dalla mancanza di una certa calma interiore e dall’eccessiva voglia di fare sempre qualcosa o di non fare proprio niente, come un criceto che gira nella ruota.

Quindi pazienza, sono impaziente.

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