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Mai una gioia: è arrivato il momento della dieta


dieta

Ho detto alla bilancia di non guardami, ma non è servito. Stamattina ha preso il sopravvento, mi ha costretta a salire sopra e a vedere l’orrido numero a due cifre che ne scaturiva.

Non bisognerebbe iniziare la giornata così, fa malissimo all’umore.


Non è che poi fossi così sorpresa, ho capito che c’era qualcosa che non andava quando un pantalone che notoriamente mi andava largo mi è entrato giusto, ma ho fatto finta di non accorgermene cercando di mantenere ancora un po’ di speranza.

Eppure, ancora una volta, si è dimostrato che è inutile che faccia l’ottimista, non sono una che rimarrà mai piacevolmente sorpresa da qualcosa.

La prima reazione è la dietrologia, ovvero cercare le cause, perché dire semplicemente “ho mangiato troppo” non è corretto, in quanto io, da quando ho memoria, mangio sempre troppo. Eppure prima il mio metabolismo bruciava tutto, anche senza fare sport estremi. Mi bastava il nervoso per bruciare.

Da un po’ di tempo invece il metabolismo si è fatto furbo e ora, quando sono nervosa, si acquatta, decide che se sono stressata vuol dire che c’è un problema e se c’è un problema vuol dire che è meglio non consumare, meglio tenere delle scorte, metti mai che decida di smettere di mangiare e a lui dovesse toccare bruciare qualcosa di più. Quindi si ferma e aspetta. E io ingrasso.

Oppure potrebbe essere il contrario, il metabolismo si ferma perché sono felice, la calma, la tranquillità, l’appagamento emotivo lo distraggono, lo soddisfano, e non si accorge che intanto accumulo.

E questo succede soprattutto quando non si sa  se si è stressate dall’essere felice o felice di essere stressate.

Ma tanto è inutile cercare di capire perché, assodato che ho preso almeno quattro chili in quattro mesi, devo decidere come fare in modo che il mio sedere “non faccia più Provincia” e ritorni non dico Frazione ma almeno Comune.

Detta così sembra facile, la prima cosa che mi viene in mente è: smetto di mangiare. Ma sappiamo tutti con chi stiamo parlando. Chiedere a me di smettere di mangiare equivale a chiedere all’America di smettere di produrre armi. Quindi devo decidere una dieta, ovvero regolarizzare i miei pasti, farli scendere da 10 a 5, e fare cose molto dolorose come togliere la panna giornaliera, il dolce espresso, il gelato con i cheerios (per chi non lo sapesse anelli di cereali immersi nel miele) dopo cena.

Ma soprattutto devo decidere tra due scuole di pensiero: c’è chi pensa che bisogna mangiare il carboidrato a pranzo e la proteina a cena e chi invece il contrario, aggiungendo la colazione salata e togliendo in pratica il lattosio. Così ho scoperto che il lattosio è pure nei gamberi e nei funghi e mi sono convinta che magari non si toglie il lattosio perché fa male, ma perché così non si trova niente da mangiare.

Una delle cose che mi preoccupano, oltre alle migliaia che già normalmente mi affollano la testolina, è che avrò sicuramente delle crisi di astinenza, già mi vedo a piatire prugne secche, fissare le ricette di Giallo Zafferano con uno sconforto immane, masticare gomme senza zucchero sognando bigné al cioccolato.

Sono già sconfortata dai giorni duri che mi aspettano, mentre la vocina dentro di me aggiunge: “dovresti fare anche un po’ esercizio fisico”, e forse questa è l’unica nota positiva: se proprio devo passeggiare, almeno andrò in giro per shopping da saldi.


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