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La realtà del reality


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I reality non sono più quelli di una volta. Una volta si andava in televisione per dimostrare che non si sapeva fare niente, si vincevano provini di 16.000 persone solo perché si era i più simpatici e telegenici. Ci si chiudeva in una casa a non fare niente, tranne cercare di rimorchiare il rimorchiabile, finché non si cadeva uno per uno come mosche, vittime di intrighi sentimentali o complotti tra antagonisti.

Ora invece i reality sono fatti per quelli che devono dimostrare di essere i più bravi, per quelli che devono cambiare gli obiettivi della propria quotidianità in modo permanente, perché la tv sembra l’unico posto a dare qualche opportunità visto che altrove non se ne vedono.

Ora,  se vuoi andare in tv ,devi saper cantare, cucinare o fare di conto meglio di tutti gli altri.

Superi selezioni durissime, con sempre migliaia di partecipanti, arrivi finalmente della rosa dei quattordici (dico un numero medio) concorrenti che si giocheranno il premio finale (che di solito è l’opportunità di essere pagati per lavorare, cosa ormai rara nel nostro paese) e inizi a dimostrare al mondo, non solo più ai selezionatori, cosa sai fare.

Ma a questo punto esce fuori che invece il reality non è cambiato per niente, perché questo fiore di geni che hanno superato migliaia di altri sfigati steccano quando c’è da cantare, non sanno fare gli spaghetti al pomodoro quando c’è da cucinare, non sanno vendere dei panini quando c’è da dimostrare la propria grande capacità imprenditoriale.

In compenso sanno disossare conigli, cucinare il pesce in cinque minuti, parlare sei lingue e dissertare di strategie di marketing a livello mondiale. Ma non sanno cuocere il pan di spagna, né fare un acquisto di prodotti da vendere in un banchetto. Così mi rendo conto che potrei tranquillamente superare le prove che mi farebbero vincere, ma non le selezioni per partecipare.

L’eccezionale è diventato fattibile al contrario del semplice.

E mi viene il dubbio che sarà proprio perché le cose semplici non le sa fare più nessuno, perché sono quelle che implicano la capacità di pensare, non di imparare a memoria, che le cose vanno così a ramengo.

Ma è appunto un dubbio, così, per non saper leggere ne scrivere, stasera cucino tortino di prosciutto cotto con uovo e crosta di groviera, la minestrina col burro la facciamo un’altra volta.

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