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La felicità ovvero “Nel parco” di Amedeo Bocchi


Divisionismo, al Simbolismo, al Liberty, ma non entra a far parte di nessuna di queste correnti. Produce un suo linguaggio personalissimo fatto di luce e affetti familiari che nelle sue tele riproduce insieme sentimento e desiderio.

Il dipinto “Nel parco” ritrae Niccolina, Amedeo Bocchi si avvicina al modella e sposa proprio nell’anno del dipinto, il 1919, in una posa rilassata che ha nella gestione di una luce cangiante ed emotiva tutta la sua costruzione.

Il cuscino fiorito diventa quasi un pezzo di prato sulla sedia, e la profondità dei diversi toni del prato, dal giallo ai verdi, lo fa sembrare simile alle onde mobili del mare.

Ma è lo stacco della gonna scura e del cappello, che seguono una linea orizzontale in armonia con il bracciolo della sedia, ad accendere ancora di più i gialli, i rosa e i verdi che virano quasi al fosforescente, anche sugli incarnati della modella.

E proprio questi colori sono i protagonisti del quadro, non le forme che lo compongono. La forza che genera la pennellata è tale che lo sguardo si concentra su di essa perdendo interesse per l’insieme, mentre la semplicità della composizione, che trasmette la serenità di un momento primaverile all’aria aperta, è come assorbita dalla sensazione visiva che crea.

Il dipinto è quindi bellissimo perché Bocchi rappresenta quello che sta vivendo in quel momento: un amore nuovo e giovane mentre abita nel Parco di Villa Strohl-Fern, una residenza per artisti a Roma che gli permette di accedere a sbocchi professionali importanti, in poche parole, dipinge la sua felicità.

Così scopriamo che la felicità si può catturare dentro dei colori, che possiamo sentirla anche se ha una forma che non è nostra, perché anche il cuore può essere messo dentro un quadro e vivere eternamente nello sguardo degli altri.

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