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La calunnia è un venticello, il pettegolezzo da ufficio


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“La calunnia è un venticello”, canticchiava Rossini e a me viene in mente ogni volta che mi capita di incappare in un pettegolezzo da ufficio. Il pettegolezzo da ufficio è come quelle buche nella sabbia quando si va al mare, quell’inaspettata caduta fino alla pancia nell’acqua gelida mentre si sta camminando con la piacevole frescura alle caviglie. Negli uffici, come al mare, bisogna imparare a guardare in basso, dove si mettono i piedi, così da evitare le buche che si incontrano e soprattutto le brutte sorprese.

Non mi fraintendete, io sono una persona moderatamente pettegola, ma la notizia riportata per conto di terzi mi piace per quello che riguardano i miei conoscenti e i miei amici, oltre che familiari, mentre per i colleghi credo che il clima che generino e da cui sono generate non sia da frequentare.

Questo perché le conversazioni negli ambienti professionali partono sempre da una base di rivalità e confronto e diventano un ruminare di notizie che appesantiscono la digestione invece di facilitarla.

Penso, infatti, che le piccole facezie del chiacchierare debbano essere leggere come le nuvole al tramonto, arrivare con il loro rosa pallido e andare via serene, per alleggerire la pesantezza di tutti i giorni.

Come ho accennato prima, il problema dei pettegolezzi da ufficio nasce dalla storia che spesso si racconta, perché si parla di argomenti legati al lavoro e alla sua interpretazione: congiure di direttori, errori fatti da altri, litigi per le motivazioni più assurde tipo lo spostamento della scrivania di 3 cm o il mancato invito alla pausa caffè.

Certe persone, quando entrano in ufficio, si comportano come se si trovassero in una riunione di condominio. Così scaricano su coloro che incontrano traumi infantili oppure la negatività di relazioni sentimentali sbagliate.

E quindi la succitata pesantezza si ripropone, ma visto che soffro notoriamente di gastrite, applico il mio gastroprotettore metaforico: parlo il meno possibile di me e degli altri, ma mi camuffo dimostrando interesse ogni volta che mi si sottopone qualche chiacchiera.

Nonostante questa strategia, capitano occasioni in cui non si può scappare, in cui si diventa fonte di pettegolezzo nostro malgrado, come per esempio scegliendo di non andare ad una festa aziendale. In casi come questi si diventa oggetto di indagine: si indaga sulle motivazioni della misantropia, sulle antipatie nascoste e sui litigi presunti che ne sono alla base, fino ad essere precettati per chiedere conto direttamente della propria assenza e poter creare poi la larva del pettegolezzo che metterà  le ali e prenderà il volo per poggiarsi di bocca in bocca.

Per ovviare a questo problema, avevo pensato di appendere una bacheca con dei comunicati stampa che riguardano la mia vita e il mio lavoro per tenere aggiornato l’ufficio e risparmiarmi la fatica della comunicazione orale, ma non ho trovato il sostegno della struttura.

Non mi resta quindi che rintanarmi dietro il mio schermo, assumere un’aria impegnata, addurre risposte vaghe e tutte differenti a chiunque mi chieda qualcosa, in modo che le versioni non collimino e si generi una sorta di disinformazione guidata che mi permetta di scivolare tra una goccia e l’altra della pioggia di supposizioni, aspettando che qualcun altro si distragga e cada nella buca.

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