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Il servizio da tè di Albert Anker


Albert Anker, morto nel 1910 Tea service

Come capita per le nature morte, ovvero rappresentazioni di oggetti inanimati, la composizione è la spinta che fa nascere il quadro. Anche Albert Anker, pittore svizzero della fine dell’Ottocento famoso per le scene di genere, sembrerebbe seguire questa direzione in una delicata composizione che ha come tema un momento di intima convivialità domestica: l’ora del tè.

Il pittore dispone su un fondo crema tutto il necessario per preparare e gustare la bevanda: teiera, bollitore, tazze con cucchiaino, zucchero, latte e soprattutto biscotti.

Un piccolo momento per due, amici o amanti, che si incontrano davanti ad una tovaglia ricamata e conversano gustando il caldo del tè e il dolce dei pasticcini magari in una serata piovosa e freddina. La pila dei dolcetti, anche se in secondo piano, è invitante e perfetta. Costruita come un piccolo Shangai dominato dalla tortina ripiena, restituisce un senso di prosperità e benessere insieme allo zucchero che straborda dalla zuccheriera.

Bellissima la resa e la varietà della materia, presente in tutte le sue forme, dal bianco granuloso dello zucchero che si fonde con la trasparenza del vetro, alla luminosità del metallo della teiera e del bollitore, dove si riflette addirittura la finestra, per non parlare della ceramica rosa del beccuccio del latte, che regala un  punto di colore  e vivacità.

Ma il vero fascino dell’immagine non deriva esclusivamente dalla sua piena maestria e dalla precisione, bensì da un alone di sottile malinconia che ritroviamo proprio nella meticolosa disposizione.

Infatti, una volta superato il piacere visivo della simmetria e della realizzazione, ci si sofferma sulla chiusura emotiva che, senza dubbio, trasmette la concentrazione sulla disposizione degli oggetti e sulle loro relazioni. Proprio da qui si intravede un universo del pensiero che carica di emozioni inespresse la complessità visiva.

Così ci accorgiamo che, dietro la delicatezza dei tanti oggetti ritratti, il pittore non si limita a rappresentare un momento del quotidiano, ma racconta come quella sensazione di sicurezza e rifugio che solo la casa sa dare  possa  diventare insopportabile nella solitudine e come quest’ultima si concretizzi in un sentimento semplice e intenso: l’attesa di una compagnia.

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