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Herbert James Draper – Ulisse e le Sirene ovvero “Non sarà il canto delle sirene ad addo


La curiosità è quella che spinge Ulisse nella maggior parte dei drammi e delle sciagure che affronta dell’Odissea. E’ quella che gli fa ritardare di dieci anni il ritorno a casa, che lo porta a rischiare la vita più di una volta e a perdere lungo la strada tanti compagni.

Ed è sempre la curiosità che lo spinge a non coprirsi le orecchie mentre affronta il tratto di mare abitato dalle sirene per verificare di persona quanto sia potente il loro richiamo.

In questo quadro dei primi del Novecento, Ulisse lotta contro il desiderio di perdersi nelle braccia delle creature fantastiche, che si arrampicano sulla nave perdendo la parte della coda una volta allontanatesi dall’acqua, mentre i marinai, salvi dal canto, si sforzano di allontanarsi e scappare.

Una composizione mirabile, costruita sulle spinte contrarie, da un lato i marinai che si ritraggono e dall’altro le sirene che avanzano con le bocche spalancate in un canto misterioso dedicato solo a Ulisse. Bellissime le forme, la contrapposizione degli incarnati dei protagonisti, la resa dell’acqua, fatta di spruzzi  e di gocce sulle squame iridescenti. Un quadro che regala l’emozione della bellezza prima che la comprensione del contenuto.

Le sirene diventano qui immagine della forza della seduzione a cui l’uomo non è capace di resistere, una seduzione che non è solo sensuale, ma anche intellettuale, che porta a cercare di superare i limiti della conoscenza, a provare ogni cosa che sia nuova, andando anche incontro rischi.

In questo caso il condottiero è salvato dai compagni, che lo tengono nonostante lui faccia di tutto per liberarsi e cadere in un incanto che sembra dolcissimo, ma anche dalla sua prudenza, perché si fa legare prima di affrontare l’impresa.

Così l’episodio, da scena di seduzione fantastica diventa invece un monito verso l’audacia e l’azione, ovvero è giusto cercare e provare, ma bisogna comunque farlo senza avventatezza per non cadere in tranelli che sottovalutiamo, per quanto belli  appaiano.

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