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C’è un cadavere in biblioteca (1942)


Fino ad ora ne ho letti proprio tanti di libri di Agatha, ma questo ha sempre un posto speciale nel mio cuore per due cose: il titolo e l’incipit, adoro entrambi. La scena iniziale è fluida ed incisiva insieme, perfetta perché racchiude il senso profondo del romanzo: un delitto che dovrebbe essere “completo” ma che invece ha qualche cosa di stonato che vediamo ma non capiamo subito. Un’immagine immediata che sembra chiarissima ma che in realtà non lo è.

Il cadavere viene trovato subito, nelle prime pagine: una povera giovane strangolata e lasciata nella rispettabilissima biblioteca di un’amica di Miss Marple così che la dolce vecchietta subito si attiva per capire che cosa è successo.

Miss Marple è in grandissima forma, si muove tra i sospettati e i poliziotti con la leggiadria di una ballerina classica e scopre l’intrigo, essendo un delitto tanto pensato e complicato, con altrettanta disinvoltura. L’ambientazione poi non è la biblioteca come potrebbe far pensare il titolo, ma un albergo, in un azzardo che funziona benissimo e che serve ad aumentare questo senso di estraniamento tra azione e soluzione.

Un libro che va assolutamente letto perché è bello, scritto bene e contiene tutto quello che rende Agatha la grande scrittrice che è sempre stata: personaggi, trama e intelligenza.

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